Parla il capitano De Falco: «Ho intuito dal tono che Schettino mentiva»

Parla il capitano Gregorio De Falco, colui che per primo ha contattato il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, la notte dell’incidente. Il capitano è a capo della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno, colui che ha chiamato Schettino mentre l’enorme nave della Costa Concordia imbarcava acqua, la sera del 13 gennaio scorso.

Le sue parole durante la telefonata, il suo tono deciso, la sua decisione nell’ordinare al capitano di tornare a bordo hanno fatto il giro del nostro Paese e non solo. La telefonata fra De Falco e Schettino non è stata resa pubblica da subito. Però De Falco aveva già rivelato il contenuto del suo colloquio acceso con il comandante della nave, sostenendo che c’era qualcosa nel suo tono di voce che non lo convinceva: proprio questo gli aveva fatto capire che mentiva. E allora De Falco ha cominciato ad incalzare Schettino: «Comandante risalga sulla nave… Ora comando io… Cosa vuol fare? Vuole andare a casa?».

Il capitano De Falco ha spiegato che abbandonare la nave, «uscire fuori dal bordo», per lui significa «più che disertare», è «tradire il codice », «andare oltre la legge». «Perché per uno come me, laureato in Giurisprudenza a Milano e con l’Accademia di Livorno alle spalle, la giustizia è tutto, sta nel mio Dna». I due uomini sono quasi agli antipodi, e questo lo si può capire facilmente. Infatti la moglie di De Falco, Raffaella, riguardo alle comuni origini campane di suo marito e di Schettino, spiega: «E questa per noi è stata l’offesa più dura. Perché tra i marittimi campani ci sono tanti De Falco di cui non parla nessuno, tanti bravi marinai che non si comportano come il comandante Schettino e non meritano adesso la stessa etichetta».

Proprio la moglie del capitano parla poi di come non sia normale che una persona come suo marito, che fa solo il suo dovere, venga etichettato come eroe: «La cosa preoccupante è che persone come mio marito, persone che fanno semplicemente il proprio dovere ogni giorno, diventino subito in questo Paese idoli, personaggi, eroi. Non è per niente normale…». De Falco non ci tiene a passare per eroe: «Lui non ama affatto i riflettori anche se domani (stasera, n.d.r.) dovrebbe andare a Porta a Porta», dice Raffaella.