Grecia, verso accordo tra governo e banche su swap titoli

Sono tornati a incontrarsi oggi i creditori del governo greco e lo stesso esecutivo, presieduto dall’ex banchiere centrale Lucas Papademos. Si tratta del primo incontro, dopo la rottura delle trattative dello scorso venerdì, che ha fatto temere un allontanamento dell’accorso sulla ristrutturazione del debito.

Che ci fosse molta tattica dietro l’apparente irrigidimento delle posizioni era un pò stato previsto e, in effetti, ora pare che un accordo possa essere alla portata. Le indiscrezioni vorrebbero, infatti, che il governo e i creditori abbiano trovato alcuni punti comuni, quale la possibilità di uno swap tra vecchi titoli e titoli di nuova emissione, decurtati del 65-70% del valore originario, con la corresponsione di un rendimento del 3,1% per i primi anni e del 4,75% per gli anni successivi.

I nuovi titoli avrebbero scadenza trentennale e il taglio del valore nominale consentirebbe alla Grecia di ridurre il suo rapporto tra debito e pil al 120% entro il 2020. Tuttavia, gli esperti si dicono non convinti che Atene possa tornare a rifinanziarsi sul mercato, anche con un indebitamento intorno a questa soglia obiettivo.

La scorsa settimana si era ipotizzato un taglio inferiore, nell’ordine del 40-50%, ma su tutti i titoli e con effetto immediato, in modo da sgravare immediatamente la Grecia di qualcosa come 170-180 miliardi di euro di debito. Quest’ultima versione, uscita dalle indiscrezioni sulle trattative, parrebbe, invece, riguardare i titoli in scadenza fino al 2020.

A marzo, Atene deve fronteggiare il pagamento di un bond da 14,4 miliardi, che Fitch prevede non sia in grado di onorare. Pertanto, l’agenzia ha avvertito che a suo avviso, al più tardi a fine marzo, il governo potrebbe essere costretto a dichiarare default.

 

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