Florida, oggi via a primarie. Romney ultra-favorito

Finalmente tra poche ore sarà archiviato anche il capitolo Florida o, meglio, forse più generalmente quello che riguarda il favorito alla nomination di Tampa del Partito Repubblicano. Tra qualche ora si apriranno i seggi per i 18 milioni di cittadini americani che vivono in questo stato e che dovranno eleggere i 50 delegati che alla Convention di agosto dovranno votare per uno dei candidati alla nomination per la presidenza. La lotta è serrata e ormai è solo tra l’ex governatore del Massachussetts, Mitt Romney, e l’ex speaker della Camera, Newt Gingrich.

Stavolta, a differenza degli altri stati che l’hanno preceduta, qui non si può perdere. Mancare oggi la vittoria metterebbe in grande difficoltà colui che si sente lanciato per la nomination e il tempo per recuperare forse non ci sarebbe nemmeno più.

Tuttavia, i sondaggi non sarebbero più incerti. Tra meno di 24 ore dovremmo vedere trionfare ufficialmente Mitt Romney, con un distacco sull’avversario che viene stimato tra gli 11,5 e i 16 punti percentuali. Una sola settimana fa, lo stesso Romney era indietro di quasi 10 punti su Gingrich. In sostanza, in sette giorni ha rimontato i sondaggi di quasi 25 punti. Un miracolo che si vede molto raramente nella pur mediatica politica americana. Come è stato possibile questo stravolgimento della corsa?

Per capire quanto stia accadendo, bisogna fare i conti con il nuovo Romney, che in questi giorni sta mostrando agli elettori una faccia molto diversa da quella abituale: non più quella ufficiale e sempre di plastica che conosciamo, bensì il volto energico di un uomo che attacca e contrattacca, che ha deciso di rispondere punto su punto a ciascuna accusa di Gingrich e che intende battersi come un leone per non soccombere.

Sta bombardando la Florida con migliaia di spot elettorali, email, comizi e dichiarazioni stampa. Forse era proprio quello che l’elettorato voleva da lui, un animo più passionale, in grado di rappresentare le pulsione della destra, meno “politically correct” del resto degli elettori.

L’effetto di questo bombardamento mediatico è stato la scomparsa di Gingrich. Non parla, non attacca, semplicemente non c’è più. E se Romney dovesse vincere in questo stato, allora forse seriamente potremmo affermare che da domani mattina la nomination sarà tutta sua e gli altri candidati potranno solo combattere per un secondo onorevole posto.

 

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