Protesta in Afghanistan, attaccata una sede dell’Onu

Le proteste in Afghanistan durano da cinque giorni: oggi i manifestanti inferociti hanno assaltato il complesso dell’Onu nella città di Kunduz. Gli afghani in rivolta hanno invaso la città di Kunduz, situata a nord del paese, e hanno tentato un vero e proprio assalto alla base delle Nazioni Unite. Intanto nella provincia di Logar, a est, un altro manifestante è rimasto ucciso.

Anche oggi sono migliaia gli afghani scesi in piazza per protestare contro gli Stati Uniti, dopo i roghi di alcune copie del Corano avvenuti martedì scorso nella base Usa di Bagram. Le fonti ufficiali rivelano che le proteste, nella giornata di oggi, si sono concentrate in quattro province: Logar (est), Sari Pul (centro), Nangarhar (est) e Laghman (nord-ovest). Proprio a Laghman si sono verificati scontri violenti fra manifestanti e forze dell’ordine.

A Mihtarlam, nella provincia di Laghman, i 2.000 manifestanti hanno iniziato, durante la loro marcia per le vie della città, a lanciare dei sassi contro il palazzo del governatore. Secondo uno dei manifestanti intervistati dai giornalisti di France Presse, la polizia avrebbe risposto alla sassaiola sparando. Dall’inizio delle proteste a oggi sono morte 29 persone, 12 nella sola giornata di ieri. La protesta, scoppiata in Afghanistan, rischia di contagiare anche il vicino Pakistan, dove l’avversione contro gli Stati Uniti è molto forte.

Il governo afghano, che dovrebbe controllare e arginare l’impetuosità di queste proteste, sembra al momento impotente. Le scuse formali di Barack Obama, inviate ieri al presidente e a tutto il popolo dell’Afghanistan, non sono bastate a placare la rabbia dei manifestanti, che anche oggi si sono radunati in strada per esprimere il loro dissenso nei confronti dell’America e della sua condotta.

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