Imu fabbricati rurali: 250 mila imprese a rischio

Nell’arco dei prossimi tre/quattro anni in Italia rischiano di chiudere i battenti 250 mila imprese agricole. Ad affermarlo è stato Giuseppe Politi, Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), dopo che negli ultimi 10 anni sono state oltre 500 mila le imprese agricole cessate. Per scongiurare questo cupo scenario servono interventi ad hoc per il settore attraverso sia un alleggerimento della fiscalità, sia con misure in grado di rilanciare l’occupazione. In particolare, la CIA è tornata a ribadire la propria contrarietà all’introduzione dell’Imu sui fabbricati rurali che si presenta in tutto e per tutto come un provvedimento punitivo per l’agricoltura italiana.

Questo perché la nuova imposta immobiliare va a colpire asset che sono funzionali e strumentali per lo sviluppo dell’agricoltura, ragion per cui gli imprenditori si ritroveranno a pagare più tasse e, nel contempo, a far fronte alle criticità che attanagliano il comparto e che spaziano dal caro-gasolio all’inasprimento degli oneri contributivi, e passando per i costi insostenibili della burocrazia.

Insomma, per la Confederazione Italiana Agricoltori l’applicazione dell’Imu sui fabbricati rurali, unitamente all’aumento degli estimi catastali, rischia di mettere fuori mercato tantissime imprese agricole e, di conseguenza, generare disoccupazione penalizzando decine di migliaia di famiglie che vivono dei prodotti della terra e di quelli da allevamento. La CIA si aspetta di conseguenza le giuste risposte da parte del Governo, altrimenti avvierà una mobilitazione su tutto il territorio nazionale. D’altronde sono sempre di più le imprese agricole che, a causa dei rincari dei costi di produzione, non riescono più con l’attività nemmeno a rientrare dalle spese sostenute.

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