Ancora stallo per i due marò, italiani ammessi all’esame balistico e Monti ne parla a Bruxelles

Il tribunale del Kerala ha ammesso la presenza di 2 funzionari italiani all’esame delle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexi, mentre la discussione sul ricorso presentato dall’Italia per la giurisdizione sul caso dei due marò accusati dell’omicidio di due pescatori è stata rinviata a martedì prossimo, 6 Marzo, dall’Alta Corte di Kochi. Nell’udienza durata circa due ore, Suahil Dutt (l’avvocato che sostiene le tesi italiane) ha ribadito che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone devono essere giudicati in Italia perché il fatto è avvenuto in acque internazionali, un’arringa molto decisa che non ha avuto interruzioni dai legali della controparte. La stessa testimonianza dell’equipaggio del peschereccio indiano, infatti, già riferiva di un incidente avvenuto a 33 miglia nautiche dalla costa, e dopo la rettifica della Procura indiana che invece ne ha contate 22,5, rimangono escluse le acque territoriali. Dutt ha infine sostenuto l’inapplicabilità del Codice penale indiano che amplierebbe la giurisdizione di territorialità in caso di coinvolgimento di aerei o navi nazionali, una tesi sostenuta dalla polizia locale.

Intanto, il presidente del Consiglio Mario Monti era Bruxelles, assicurando che il caso dei due militari è stato affrontato anche durante il Consiglio europeo: “Abbiamo parlato con molti Stati membri e con l’Alto rappresentante della diplomazia Ue, Catherine Ashton, così come già avevamo interessato il governo Usa”, ed ha rivelato di aver personalmente comunicato con le famiglie dei fucilieri, ribadendo loro la massima attenzione, assicurata anche dalla presenza in India del sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ed il coinvolgimento dei ministri di Esteri, Difesa e Giustizia.

Dal canto suo, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha chiesto dall’India un comportamento adeguato ai buoni rapporti che esistono tra i due Paesi: “Abbiamo tanto rispetto per l’India e per il popolo indiano, ma uguale rispetto ci aspettiamo per l’Italia, per la legalità e per il diritto internazionale, dalla nazione indiana”. Il ministro ha poi voluto sottolineare il contegno con cui i due marinai italiano stanno vivendo questo snervante impasse, così come ha affermato di provare dolore per le famiglie dei pescatori indiani uccisi. Anche il nuovo capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha tenuto a rivendicare a pieno titolo la competenza dell’Italia nel giudicare i marò, a prescindere dell’esame balistico, rimarcando il fatto che si tratta di militari nell’esercizio delle funzioni assegnate sulla base di un mandato internazionale che parla molto chiaro in merito ad eventuali controversie: “Erano nell’esercizio del loro dovere, proteggevano non solo la nave, ma anche i 19 indiani del suo equipaggio, in un mare pericoloso dove solo l’anno scorso abbiamo registrato ben sette attacchi di pirati e innumerevoli azioni delittuose”.

In ogni caso, anche l’ammiraglio confida nella “storica amicizia” con l’India e la Marina indiana, e si augura anzi che questa situazione sia di stimolo per rilanciare gli sforzi congiunti per debellare la pirateria, che rimane alla base del drammatico incidente verificatosi.

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