Come aumentano le tasse in Italia

Dal 31,4% del 1980 al 42,5% del 2011. E’ questo l’andamento della pressione fiscale in Italia in accordo con un’elaborazione a cura dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). Trattasi di un aumento di undici punti in 30 anni, ma per il 2012 il nostro Paese rischia di essere il più tartassato nel Vecchio Continente con una pressione fiscale al 45%. A stimarlo è proprio l’Associazione degli artigiani mestrina in virtù del fatto che questo picco sarà raggiunto a causa dell’aumento delle addizionali Irpef da parte delle Regioni, del ritorno in grande stile dell’Ici sulla prima casa, attraverso l’Imu, ma anche per effetto dell’inasprimento della tassazione sui carburanti attraverso il ripetuto ed insostenibile aumento delle accise.

Insomma, per la pressione fiscale dal 1980 ad oggi non si può parlare solo di un semplice aumento, ma di una vera e propria impennata che pesa come un macigno sulle famiglie e sulle imprese che, di conseguenza, hanno rispetto alle spese obbligate sempre meno soldi disponibili per il risparmio e per gli investimenti.

La speranza, forse l’unica, legata ad un calo della pressione fiscale è data dai maggiori e migliori risultati attesi dalla lotta all’elusione ed all’evasione fiscale. Se i risultati saranno in linea con le previsioni, in ogni caso la maggioranza dei contribuenti onesti prima di poter pagare meno tasse dovrà comunque attendere qualche altro anno. E saranno chiaramente anni di grandi sacrifici e di ristrettezze amplificate da un’inflazione che oramai in Italia viaggia stabile sopra il 3%, dalle ultime manovre finanziarie e dalle incertezze legate all’occupazione.

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