Francia, tragedia Tolosa rilancia Sarkozy. In vantaggio su Hollande

La Francia è sconvolta dalla tragedia di Tolosa, che l’ha colpita tre giorni fa. Un’ondata emotiva che suscita un misto di indignazione e riflessione sui fatti ancora in corso, con l’attentatore ancora asserragliato in casa e a resistere anche alle granate dell’esercito. Come accade in tutte le tragedie, la nazione si stringe intorno alle sue istituzioni, che per l’occasione non sono più di destra o di sinistra, ma simbolo di tutti i cittadini. Ed è quanto sta avvenendo anche a Parigi, dove il presidente Nicolas Sarkozy, pur in piena campagna elettorale, viene visto in questi giorni come il rappresentante di tutti i francesi. Saggia ed elettoralmente molto azzeccata la sua decisione di sospendere la campagna elettorale, cosa che lo ha allontanato dalle critiche potenziali di chi lo avrebbe accusato di volere speculare sull’accaduto. Al contrario, adesso un pò tutti sono costretti a riconoscergli una statura da statista.

Ha visitato i poliziotti feriti, è arrivato di corsa a Tolosa, fino a 200 metri dalla casa-bunker di Merah. Tornato a Parigi, di fatto è a capo del comando, avendo anche bloccato in questa prima fase il blitz delle teste di cuoio.

Che possa sembrare quasi sacrilego dirlo, oggi Sarkozy è in patria ben più stimato di tre giorni fa. Ha persino ricevuto i complimenti dal presidente americano Barack Obama, che si è congratulato per il modo in cui sono state effettuate ad ora le  operazioni anti-terrorismo, in seguito alla tragedia. Forse un atto dovuto, ma anche la volontà di diversi capi di stato e di governo di mostrare la propria vicinanza a Monsieur Sarkò, poco convinti della necessità di affidare l’Eliseo a un socialista come Hollande, privo di idee e poco dinamico.

E la stessa tragedia in sé ha una portata elettoralmente non neutra. Non si tratta solo di un folle che ha sparato contro dei poveri bambini e ha ucciso tre militari. Parliamo di un fanatico islamista, che pur essendo cresciuto in Francia, ha imbracciato la sua personale lotta armata contro gli ebrei, uccidendo quattro di loro. La riprova che il problema dell’immigrazione non è solo nelle teste della destra del Front National, ma ben presente nella realtà del Paese.

Ovvio che il tema è destinato a creare nei prossimi giorni più di un interrogativo sulla effettiva integrazione della minoranza islamica in Francia. E soprattutto se sia possibile coltivare ancora un certo tipo di politica “liberale” verso gli immigrati o se non sia arrivato il momento di mettere determinati paletti.

Chi meglio di Marine Le Pen potrà capitalizzare il senso dei fatti di Tolosa? Il suo Front National è sempre stato duro contro l’islam e ha sempre combattuto la presenza considerata “eccessiva” dei maghrebini. E Merah è maghrebino, algerino.

Quando nel 2002, Jean-Marie Le Pen sfiorò il sogno di arrivare all’Eliseo, dopo avere superato clamorosamente il primo turno delle presidenziali, si accesero i riflettori sull’identikit di chi votava per il Fronte e si scoprì un dato stupefacente e paradossale: Le Pen e la destra radicale francese erano molto popolari tra la minoranza ebraica, nonostante alcune dichiarazioni del leader, per cui, ad esempio, “i forni crematori sono stati solo un dettaglio della storia”.

Motivo di questo paradosso? Il Fronte Nazionale sembrava e sembra essere l’antidoto migliore contro l’intolleranza islamista, che preoccupa da sempre gli ebrei. In termini numerici, è chiaro che questa minoranza non sposterebbe gli equilibri politici da qui alle prossime settimane, ma in generale, il Fronte potrebbe espandere il proprio consenso tra quanti, francesi doc in testa, già nutrono più di una perplessità sulle politiche immigratorie degli ultimi decenni.

Quello che sappiamo, invece, con certezza è che Sarkozy si è imposto nei sondaggi contro il rivale Hollande. La casa di rilevazione CSA ha trovato che al primo turno il primo si sarebbe portato in vantaggio sul secondo per un 30% contro il 28%. Al ballottaggio, invece, Hollande sarebbe ancora primo con il 54% contro il 46% dell’attuale presidente.

Tuttavia, i fatti di Tolosa avrebbero fatto breccia tra i centristi, elettori determinanti al secondo turno. E proprio la fermezza con cui sono state guidate le operazioni dopo la tragedia avrebbero suscitato qualche simpatia in più tra i frontisti, i quali potrebbero votarlo con percentuali maggiori al secondo turno, quello determinante.

Per contro, Hollande dovrà sostenere nelle prossime settimane le critiche di quanti rimprovereranno ai socialisti di essere i fautori di una immigrazione selvaggia, che ha portato a casi come questi. Non saranno né Sarkozy, né il suo Ump a dirlo a chiare lettere, visto che sciuperebbero in un solo colpo il gradimento popolare per la cultura da statista dimostrata. Ma sarà un Leitmotiv di Marine Le Pen, che avvantaggerà forse sé stessa al primo turno, pur senza speranze di arrivare al ballottaggio. Ma ciò che più importa a Sarkozy, queste invettive avranno l’effetto di creare più di un dubbio tra gli elettori sull’opportunità di affidare le redini della presidenza a un socialista e a una cultura più “morbida” sugli immigrati.

 

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