Monti come un paria, anche Jovanotti lo molla

Monti, arriva Monti. Finalmente. La prego, faccia qualcosa. Erano le frasi di esclamazione che i giornali della grande stampa italiana riportavano a novembre, quando euforici per la caduta del governo Berlusconi, una parte dell’Italia accolse il senatore a vita (nominato per l’occasione) come un liberatore, alla stregua di come Baghdad accolse l’esercito americano il 9 aprile del 2013. Ma la festa è durata davvero poco, come anche in Iraq. Ci vollero tre settimane agli italiani per capire cosa significasse “governo tecnico”, perché quando la domenica del 5 dicembre fu varato il famoso decreto “Salva Italia”, i sorrisi sparirono nel giro di pochi istanti dalle facce di ciascuno.

Tuttavia, fino a metà marzo, il governo è riuscito ad affrontare il forte malcontento popolare per i tagli alle pensioni, per il prezzo della benzina alle stelle, per la recessione in atto e la disoccupazione in aumento, con la litania dello spread. Monti fu insignito pubblicamente della capacità di avere fatto scendere di ben 300 punti il differenziale di rendimento tra i BTp italiani e i Bund tedeschi e tanti bastava per zittire politicamente e mediaticamente ogni protesta.

Ma da un mese le cose sono cambiate. Lo spread è tornato ai livelli di fine gennaio e i rendimenti all’asta dei nostri titoli sono raddoppiati, la scorsa settimana, rispetto a quelli di solo un mese fa. I giornali finanziari americani e inglesi, come Financial Times e Wall Street Journal, hanno iniziato a bacchettare il premier italiano, definendo recessiva la sua politica e dubitando delle capacità salvifiche che gli erano state appioppate. Dopo il dietro-front sulla riforma del lavoro, il quotidiano americano gli ha persino ritirato simbolicamente il titolo di nuovo Margaret Thatcher dell’Italia. E il destino dei tecnici è mutato radicalmente.

Sbeffeggiati dall’India, che tiene “in ostaggio” due marò, in beffa alle leggi internazionali; spread in netta crescita; disoccupazione ai massimi dal 1999; recessione più dura del previsto; sfiducia dei mercati e dei media straniera sull’Italia; prezzo del carburante a 2 euro e conseguente rivolta popolare; tasse, tasse e sempre nuove tasse, come l’Imu sulla prima casa; sono tutti gli ingredienti che hanno portato al tracollo di popolarità dell’esecutivo anche a sinistra, laddove lo si guardava con aria di soddisfazione, se non altro, perché aveva sostituito il nemico storico Silvio Berlusconi.

E così, in preda a una crisi di consenso, qualche giorno fa, il premier ha chiamato un’icona della musica giovanile, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, per proporgli di fare da testimonial per il piano di digitalizzazione del governo, compreso il restyling del sito dell’esecutivo. Il cantante, che pure qualche mese fa aveva lodato le doti di Monti, ha declinato cortesemente l’invito. Motivo? Non vuole certo metterci la faccia per uno che viene detestato da una larghissima fetta dell’elettorato italiano e che, a torto o a ragione, viene considerato l’artefice del peggioramento della crisi economica italiana.

E allora, pare che Monti dispiaciuto abbia fatto appello a Fiorello, il quale fiutata l’aria ha detto di no, ma avendo la scusa di un contratto già in essere con una nota compagnia telefonica. E così sembra che a Super Mario sia rimasto il più austero, per quanto bravo e popolare Alberto Angela.

Si dirà che si tratti di semplice questione legata a convenienze personali e di business, che con la politica hanno poco a che fare. In parte, è sicuramente così. Ma in parte no. Si tratta di un’ennesima conferma di una brutta aria per Palazzo Chigi, costretto a incassare attestati di sfiducia a tutti i livelli. Che Monti sia debole politicamente e personalmente lo dimostra anche l’allontanamento progressivo dei partiti che lo sostengono, PDL e PD in testa, i quali tendono a mostrarsi meno appiattiti possibile sull’esecutivo. Lo ha fatto Alfano con la richiesta di fare pagare l’Imu sulla prima casa solo per un anno e di rateizzare l’importo, oltre che con il suo ni alla riforma del lavoro. Lo ha fatto anche Bersani, il quale è tornato a chiedere la patrimoniale. Persino Casini ha chiesto al governo di farsi carico a Bruxelles della riconsiderazione degli investimenti ai fini del bilancio.

L’immagine del governo è senza dubbio appannata e l’ultimo annuncio di tassare il carburante di altri 5 centesimi al litro, quale soluzione per trovare nuovi fondi per la Protezione Civile ha scatenato la rabbia furente dei cittadini, a conferma che nel Paese monta una insoddisfazione a cui lo stesso premier non è più estraneo.

Certo, l’unico punto di forza di Monti è la mancanza di alternative al suo governo, soprattutto, dopo che vi sono in corso gli scandali dei partiti e dei loro finanziamenti, che hanno portato la popolarità della politica a un agghiacciante 2% e a un 25% per il Parlamento.

Per questo, il premier rischia di essere costretto a governare fino all’anno prossimo in un immobilismo, che è già iniziato ad intravedersi da almeno due mesi. La tanto annunciata fase due della crescita si è impantanata in decreti e vertici inconcludenti e questo sembra essere il Leitmotiv dei prossimi 12 mesi.

 

 

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