Alla scoperta di Gotye: leader delle classifiche internazionali

Chi è Gotye? Probabilmente il nome non vi suonerà molto familiare ma se ascoltate la sua “Somebody That I Used to Know”, allora capirete perfettamente di chi stiamo parlando ripensando a quel video che vede come protagonista un ragazzo dal volto dai frammenti colorati, che si mimetizza con lo sfondo quasi parte di un quadro.

Il suo singolo che strizza l’occhio alle radio è primo a quanto riportato nella classifica “Top Digital Download” di Fimi, e l’album “Making Mirrors” non si piazza certo male considerando che è sesto. Sul web si parla di lui come un fenomeno esploso all’improvviso, e in effetti è così: il successo per Gotye arriva all’età di trent’anni, c’è quindi una buona e lunga gavetta alle spalle. E’ arrivato o meglio ha deciso di tentare il mercato internazionale dopo aver conquistato ben sette Aria Awards, cioè i Grammy della musica australiana, e il consenso anche di volti noti dello spettacolo come Drew Barrymore, Katy Perry e Ashton Kutcher che su Twitter hanno spesso fatto il suo nome.

L’approccio di Gotye alla musica è prettamente sperimentale: ama fare uso di ogni tipo di strumento, esplorare svariate sonorità ottenendo dei risultati rilevanti. Il suo album “Making Mirrors” infatti sembra sospeso tra atmosfere vintage e la musica alternative pop-rock moderna, e se credete di trovare singoli che tendano quasi ad essere uno copia dell’altro non è assolutamente così.

Dodici tracks di ascolto piacevolissimo, di cui la più pop è proprio “Somebody That I Used to Know”, che mescolano sapientemente suoni elettronici e puri. La prima traccia è quella che da il titolo all’album: è una sorta di introduzione che fa prendere contatto con la dimensione sonora di Gotye: un mondo sospeso, sussurrato e imprevedibile. Rockeggiante è “Easy Way Out”, mentre “Eyes Wide Open” ha buone possibilità per la sua accattivante melodia di bissare il successo radiofonico già acquisito attualmente da Gotye.

Brani più vintage sono “Smoke and Mirrors” e “I Feel Better” che crea un connubio interessante tra il graffiante falsetto di Gotye e il costante suono del corno. Gli strumenti a fiato sono particolarmente usati dall’artista come nel brano “In Your Light”, che si diverte a creare un dialogo tra elettronica, fiati e uno strumento particolare come lo xilofono.

“State of Art” mescola invece gli strumenti più improbabili: banjo, cori, percussioni, flauto traverso condotti dai più svariati synth che modificano la voce di Gotye, che assumendo suoni sfumati si presta ad un’esemplare sperimentalismo. Non caso il brano si chiama “stato d’arte”, quasi a tornare nella zona di creazione dell’artista.

Assolutamente di genere elettronico-alternative è “Don’t Worry Well Be Watching You”: in questo singolo e in “Giving Me A Chance”, “Save Me” e “Bronte”, che chiude l’album, viene fuori la natura da musicista di Gotye che lascia grande ruolo da protagonista alla musica, che spesso basta da sola a far comprendere la situazione musicale in cui ci vuole introdurre l’artista, la cui voce spesso diviene semplicemente un soffio, un sussurro che non prevale mai sulla musica ma la svela attraverso le parole.

Insomma se avete voglia di ascoltare qualcosa di diverso e abbandonarvi alle potenzialità  e agli specchi sperimentali della musica, l’album di Gotye allora è quello che fa al caso vostro.

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