Sondaggio TG La7, continua crollo PDL/PD. Beppe Grillo al 9%

Mentre ci avviciniamo al secondo turno delle elezioni amministrative, si cerca di capire se rispetto a una settimana fa si è mosso qualcosa tra gli elettori italiani. In fin dei conti, il primo turno è stato uno tsunami politico-elettorale, che ha visto crollare verticalmente il PDL e andare male anche il PD, mentre ha decretato la morte del Terzo Polo e l’ascesa di Beppe Grillo, con il suo Movimento a 5 Stelle. I ballottaggi saranno determinanti per verificare se una coalizione prevarrà nettamente sull’altra, come è avvenuto otto giorni fa. Tuttavia, si guarda con estremo interesse soprattutto a Parma, dove si trovano al ballottaggio due candidati sindaci, rispettivamente del centro-sinistra e di Grillo.

E’ Federico Pizzarotti a tentare il colpaccio, potendo diventare il primo sindaco grillino di un comune capoluogo di provincia. E se avvenisse, sarebbe un colpaccio, perché Parma si trova nella regione rossa per eccellenza, anche se negli ultimi anni è stata governata dal centro-destra, che ha lasciato in eredità un debito da 600 milioni di euro.

Così, mentre i partiti si riposizionano, ieri è arrivato l’ennesimo sondaggio, realizzato per il TG La7, che conferma il trend già in atto da mesi. Il PDL scenderebbe ancora, rispetto solo una settimana fa, attestandosi al 21,7%, perdendo l’1,5%. Non va meglio al PD, che passa dal 27,7% al 26,5%, mentre perderebbe ancora pure la Lega, che si ritroverebbe con solo il 5,3%, in calo di mezzo punto dalla scorsa rilevazione. E come se non bastasse, va male anche per l’Idv di Antonio Di Pietro, che passerebbe al 5,5%, perdendo un altro mezzo punto percentuale. Guadagnerebbero, secondo il sondaggio, solo Sel di Nichi Vendola, che aumenterebbe i suoi consensi al 7,7%, in crescita dello 0,3%. Anche Fini sarebbe in lievissimo recupero, pari allo 0,1% e attestandosi al 4% (diremmo, virtuale, visto che alle amministrative il suo partito semplicemente non sembrava esistere!).

Ma il dato più atteso è questo: il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo passerebbe dal 6% all’8,9%, realizzando un guadagno del 2,9% nei consensi nel giro di una sola settimana. Segno che l’esposizione mediatica in questa fase sta pagando, così come paga l’idea che il comico genovese dia mazzate al governo Monti e ai partiti che lo sostengono.

Infatti, il governo dei Prof crolla ancora nella fiducia, raccogliendo solo il 43% e mostrando l’ennesimo calo, che ormai va avanti da mesi. Non solo. A conferma della forte impopolarità dei partiti in Parlamento giunge anche il dato sull’astensionismo, perché se oggi si andasse a votare, il 40,9% dei cittadini non si recherebbe ai seggi, un dato in crescita del 2,4% sulla settimana scorsa.

Vero è che le stesse amministrative hanno confermato che la partecipazione in Italia è alta anche nelle fasi più turbolente della vita politica nazionale, ma l’idea che 4 elettori su 10 non abbiano nemmeno voglia di andare a votare dovrebbe fare riflettere, perché da qui a un anno non è detto che il dato non si consolidi e non si concretizzi.

D’altronde, dal PDL non arriva ancora alcun segnale concreto di cambiamento, né verso il governo, né dal suo interno. L’ex premier Berlusconi ha ribadito la linea (suicida!) di continuare a sostenere Monti, non vedendovi alternative politiche. Nel frattempo arrivano dichiarazioni di un certo Beppe Pisanu, per cui Berlusconi dovrebbe farsi da parte e lasciare spazio ad altri, anche nella prospettiva di mollare gli ex An. Peccato che la novità politica dovrebbe essere proprio Pisanu, che siede allegramente in Parlamento dal 1972. Cioè, è da 40 anni che non molla la poltrona e pretende di rappresentare il nuovo.

Con questi chiari di luna, in attesa che Alfano annunci la sua novità clamorosa, il PDL non potrebbe certo stupirsi di passare da un crollo a un altro. E che i suoi dirigenti cerchino di minimizzare è quanto meno stucchevole. Tra poco, il partito non avrà più elettori, ma manterrà una dirigenza ottimista e speranzosa sul futuro.

Non è un caso che Berlusconi abbia lanciato l’allarme, suggerendo ai suoi uomini di approcciarsi in modo nuovo alla comunicazione, prendendo esempio proprio da quel Beppe Grillo, che un sondaggio di Euromedia vorrebbe che sottragga il 25% dei voti della Lega. In sostanza, un leghista su quattro avrebbe mollato il partito del Trota, delle lauree in Albania, dei lingotti d’oro e dei diamanti nascosti, per rifugiarsi tra le braccia dell’M5S.

La tentazione dell’ex premier non è tanto pensare a una improbabile alleanza con i grillini, quanto di sostenere nei fatti i loro candidati ai ballottaggi, come pure aveva paventato il coordinatore azzurro in Lombardia, Mario Mantovani. Il test potrebbe essere proprio Parma. Se qui Pizzarotti riuscisse a strappare la sedia di primo cittadino al candidato del PD, il successo dell’M5S sarebbe avvertito come travolgente e la sinistra rischierebbe di sentire più di uno scricchiolio nelle terre che pure hanno alimentato e tutt’ora alimentano grossa parte della sua classe dirigente.

Per il PDL sarebbe soltanto la magra consolazione di essere riusciti a impedire l’avanzata delle sinistre in una città che aveva mal-governato, magari aprendo a scenari più nefasti per il PD, su base nazionale.

 

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