L’Europa richiama l’Italia: insoddisfacente il piano di incentivi alle energie rinnovabili

La Commissione europea ha inviato una formale lettera di richiamo all’Italia per criticare il decreto del Ministero dello Sviluppo economico relativo agli incentivi per le energie rinnovabili, in discussione domani nella riunione Stato-Regioni. Secondo la missiva, firmata dal commissario all’Energia di Bruxelles Guenter Oettinger, il provvedimento è appesantito da norme che renderanno “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti accedere al finanziamento dei propri progetti” In particolare il dito accusatore è puntato sulle procedure amministrative che risulterebbero troppo farraginose, anche per l’introduzione dei cosiddetti “registri” relativi ai nuovi progetti di energia rinnovabile, che secondo quanto sostenuto nella missiva “potrebbero aumentare l’onere burocratico per gli operatori di mercato e diminuire la sicurezza degli investitori sul fatto che i progetti si qualifichino per il sostegno finanziario”, anche a causa dell’attuale congiuntura finanziaria negativa.

Anche l’obbligo di registrazione per i progetti (relativi alla produzione di elettricità) con capacità superiore ai 12 kW per il fotovoltaico e ai 50 kW pergli  altri, finisce sotto accusa come “deterrente” nei confronti proprio di quel mercato “di piccola scala” che la riforma in discussione dovrebbe lanciare come prevalente.

La Commissione chiede ancora di differenziare la riduzione delle tariffe elettriche rapportandole alle diverse tecnologie, utilizzando “periodi di transizione più lunghi di quelli attualmente previsti” per permettere al mercato di adattarsi ai nuovi sistemi d’incentivi e “proteggere gli investimenti esistenti”, anche ricordando che i nuovi meccanismi d’asta non sono stati ancora approntati, così come i “sistemi di sostegno” per le rinnovabili del settore raffreddamento e riscaldamento. La lettera si conclude con toni forti, parlando di una urgenza di implementare i correttivi suindicati, e raccomandando di redigere un piano di obiettivi a lungo termine, fino al 2020, relativo ai “certificati bianchi”, ossia i piani di risparmio energetico a carico dei fornitori.

Il giudizio negativo della Ue purtroppo non è una sorpresa, anzi sembra riflettere quanto sostenuto anche gli operatori delle rinnovabili, gli enti locali e le associazioni ambientaliste.

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