Sallusti rifiuta i domiciliari: “Venite ad arrestarmi”

Un Sallusti sempre più furibondo accoglie con ironia la notizia che il giudice di sorveglianza del Tribunale di Milano, Guido Brambilla, ha accolto la richiesta di scontare la pena di 14 mesi, ricevuta per diffamazione, ai domiciliari, condanna dovuta ad un articolo non suo, ma scritto sul giornale che all’epoca dirigeva (Libero). Il giudice tutelare di Torino Cocilovo, sporse subito querela per quel pezzo firmato con lo pseudonimo Dreyfus.

L’attuale direttore del Giornale ha dichiarato: “Rifiuto la sentenza, ma come cittadino italiano ne prendo atto e chiedo di essere mandato in carcere. Non voglio sottrarmi alla pena, chiedo a Bruti Liberati  (il Procuratore che aveva richiesto i domiciliari per il giornalista) di applicarla. Io sto al giornale, venitemi a prendere”.

La direzione del Giornale è stata affidata a Nicola Porro, con l’approvazione dello stesso Sallusti, che in teoria se accettasse i domiciliari, potrebbe subito dopo richiedere ed ottenere il permesso anche di recarsi al lavoro durante la giornata. Ma lui non ci sta e rincara la dose: “Bruti Liberati mandi i carabinieri e mi traducano in carcere. Se così non fa, si rende lui responsabile del mio reato di evasione. Io mi sono preso le mie e non mi sottraggo alla pena.”

E poi promette: “Appena mi portano a casa per i domiciliari, tornerò subito a lavorare qui al Giornale”. Sallusti ha chiuso, sottolineando anche i pochi gesti di solidarietà ricevuti dai suoi colleghi giornalisti.

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