Italia, cresce il rischio povertà: situazione critica al Sud

Sempre più povera: è questa l’Italia che emerge dai dati presenti nel rapporto sulla coesione sociale redatto da Istat, Inps e ministero del Lavoro. Quasi il 30% di italiani è a rischio povertà o esclusione sociale in base all’indicatore ‘Europa 2020’ del 2011, con un aumento di quasi oltre tre punti percentuale rispetto al rilevamento di due anni fa: si tratta del record negativo nel vecchio continente, con la variazione più alta nei paesi UE.

Numero davvero drammatici quelli presentati dal rapporto in cui si legge che sono quasi tre milioni (2 milioni 782 mila) le famiglie italiane in condizioni di povertà relativa con un totale di oltre otto milioni di individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione: ad essere più a rischio sono le famiglie numerose, con figli, in modo particolare minori, che risiedono nel sud Italia. I dati di Istat, Inps e ministero del Lavoro evidenziano come l’incidenza della povertà relativa raggiunge il 27,8% tra i minori che vivono con genitori e almeno due fratelli e al 32% se vivono in famiglie con membri aggregati (appartenenti a più generazioni).

Situazione critica nel meridione dove il 25,8% di famiglie risulta ‘materialmente deprivato’ con picchi del 30% in Sicilia e Campania e dove si osserva un rischio di povertà o di esclusione sociale del 39,5%, 15 punti percentuali più elevato rispetto alla media nazionale (24,6%) e più del doppio rispetto al valore del nord (15,1%). In aumento le famiglie che arrivano con difficoltà a fine mese che passano dal 15,3% al 16% e per quelli che non si possono permettere di riscaldare casa (dal 10,6% all’11,5%), diminuiscono invece i lavoratori a tempo indeterminato (-0,7%), con un calo molto considerevole per gli under 30 (-8%).

Ancora più allarmanti i dati che riguardano i pensionati: quasi la metà (il 47,5%) ha un reddito inferiore ai mille euro, mentre il 37,7% a fine mese guadagna tra i mille e i duemila euro e solo il 14,5% supera quota duemila.