Foodsharing: la condivisione del cibo in eccesso attraverso la rete

Secondo la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, sono 1,3 miliardi le tonnellate di cibo che vanno perdute ogni anno. Un terzo del cibo prodotto a livello mondiale va sprecato. Infatti, le perdite alimentari si verificano nel corso della prima parte della filiera, durante il raccolto, la trasformazione e la produzione, mentre gli sprechi di cibo avvengono soprattutto a livello di dettaglianti e consumatori. Tutto questo mentre 870 milioni di persone nel globo soffrono la fame. La ragione più comune: produttori, distributori e consumatori dei paesi industrializzati eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati.

Un nuovo fenomeno che va in controtendenza sta invece prendendo piede sul web. Si tratta del foodsharing: la condivisione del cibo in eccesso attraverso la rete. Geolocalizzazione e concetto di vicinanza fisica all’insegna di una nuova sensibilità al tema della salvaguardia dell’ambiente e dell’abbattimento degli sprechi. E come spesso succede la Germania fa da capofila con la piattaforma privata e volontaria foodsharing.de: un servizio online che permette il foodsharing in maniera semplice. Da Berlino a Colonia, con la partecipazione di altri piccoli e grandi centri, i cittadini di sette città tedesche si scambiano cibo eccedente, sia cucinato che grezzo, prendendo appuntamento sul web, attraverso la piattaforma e con l’ausilio di social network come Facebook. La piattaforma sbarcherà a breve anche in altri paesi europei, come la Svizzera e l’Austria.

Anche in Inghilterra esiste un’iniziativa simile. Si tratta del Casseroleclub di Londra. Anche qui registrandosi al sito è possibile accedere ad una rete per la condivisione di pietanze cucinate, concorrendo così alla promozione del risparmio attraverso l’offerta di pasti soprattutto rivolta alle persone anziane e soggette alla solitudine. Il cibo diventa cosi strumento di socializzazione. Ma anche in Italia qualcosa si muove per combattere lo spreco di cibo, problema molto diffuso anche nel nostro paese, così come confermato da una recente indagine di Last Minute Market, spin-off dell’Università di Bologna che, oltre a fare ricerca, connette supermercati con cibo in scadenza a mense, ristoranti, negozianti e strutture per l’aiuto ai poveri.

In Italia, a livello locale, esistono diverse realtà che promuovono lo scambio e la ridistribuzione del cibo in eccesso. A livello domestico il problema degli sprechi è molto sentito e la produzione di scarti e avanzi è in calo, anche per via della crisi. Sono numerosi i Gas, Gruppi di Acquisto Solidale che raccolgono il cibo in eccesso e lo ridistribuiscono ai più bisognosi. Fino a pochi anni fa in Italia era vietato donare il cibo rimanente, sia per i ristoranti che per le mense aziendali. Dal 2003, con l’emanazione della “legge del Buon Samaritano”, che disciplina il recupero e la distribuzione di alimenti freschi e cibo cotto da parte delle Onlus che hanno come attività l’aiuto alimentare per fini di solidarietà sociale, la situazione è cambiata. Infatti, proprio dal 2003 in molte città italiane il Banco Alimentare, grazie al suo sito Siticibo, raccoglie le pietanze avanzate da ristoranti, società di catering, mense scolastiche e aziendali e le distribuisce a centri di accoglienza dove vengono offerte a persone meno abbienti. Inoltre la Caritas, che per ora si appoggia ancora al Banco Alimentare per la distribuzione del cibo in alcuni centri, sta lavorando alla realizzazione di una piattaforma internazionale di foodsharing.

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