Google brevetta Policy Violation Checker, il correttore di pensieri

E’ stato depositato all’USPTO (United States Patent and Trademark Office) il Policy Violation Checker, la nuova idea che in questi giorni gira  tra i laboratori di Mountain View. Trattasi di un algoritmo che permetterebbe di avvisare gli utenti della “delicatezza” dei loro testi. In sostanza, come un novello Minority Report (il noto film di Tom Cruise nel quale si prevedevano i crimini) Google potrebbe essere in grado di avvisare i naviganti della pericolosità dei loro contenuti, evitando loro spiecevoli grane legali. Così come il correttore degli errori ortografici, con il PVC si avrebbe, in effetti, un correttore di pensieri. Una spece di censura preventiva, che se da un lato eviterebbe problemi di natura giudiziaria allo scrittore, dall’altro ne limiterebbe la libertà d’espressione in ogni testo, in quanto il PVC verrebbe adattato a qualsiasi tipologia di file e dispositivo.

Ma, all’atto pratico come funzionerebbe questo algoritmo? Il Policy Violation Checker entrerebbe in funzione nel momento stesso in cui scriviamo un testo. Lo analizza per individuare frasi, concetti o parole che potrebbero destare problemi, mettendo lo stesso a confronto con un database da remoto. Ma non si ferma qui! Dopo aver segnalato la frase potenzialmente “sensibile”, un software mette a disposizione delle alternative che aiuterebbero lo scrittore ad aggirare il problema.

Ci si chiede quanto l’algoritmo sia utile e quanto, invece, possa trasformarsi in un paletto per gli internauti. Tra i pro vi potrebbe essere la discrezione aziendale, ad esempio. Nel momento in cui si scrive un testo da rendere pubblico, il PVC avviserebbe che si stanno rilasciando informazioni top secret della compagnia. Altro punto: si dovrebbero avvisare le autorità sull’imminente attuazione di progetti criminali? In questo caso, parliamo di temi sensibili per il web quali la diffusione di materiale pedopornografico oppure la comunicazione di informazioni di stampo terroristico, che se rese note alla polizia, scovate da un testo di Gmail, portebbero all’arresto di presunti pedofilo o presunti terroristi.

Questi sono interrogativi non di poco conto, considerato che il binomio sicurezza-privacy è da sempre oggetto di forti dibattiti e Google lo sa, ecco perchè, per bocca del suo portavoce, Matt Kallman, ha rilasciato questa dichiarazione: “Chiediamo la registrazione di proprietà intellettuali su molte delle idee che ci vengono sottoposte dai nostri dipendenti. Alcune di queste diventano poi prodotti o servizi reali, mentre altre no.” In buona sostanza, Google vuole limitare le critiche e dissolvere lo scetticismo precisando che l’idea è assolutamente in fieri e prima di metterla in pratica, qualora lo facesso, avverrebbe dopo che sono stati messi in conto tutti i pro e i contro, senza ledere, in alcun modo, la proverbiale libertà d’espressione di ogni utente, nei limità della legalità s’intende.

Niente censura preventiva, dunque, assicurano dalla Mountain View, e speriamo sia davvero così. Sarebbero in pochi, infatti, a perdonare a Google una violazione della propria privacy così palese.

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