La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino arriva in sala e conquista Cannes

“Come tutti i registi italiani ho interiorizzato la lezione del cinema di Fellini e poi c’è un’assonanza sui temi. Ma quello era un capolavoro, questo è un film”. Paolo Sorrentino sfugge a qualsiasi paragone a proposito del suo ultimo film, uscito ieri in sala in concomitanza con la presentazione ufficiale a Cannes.

La Grande Bellezza rievoca con amarezza e rimpianto i fasti di quella «Dolce Vita» raccontataci dal Maestro Fellini. Allora c’erano speranze, sogni e entusiasmi post bellici. Oggi il  grande nulla della capitale, una Babilonia disperata sull’orlo del baratro, una città immobile nella sua bellezza eterna, che resta silenziosa a guardare la decadenza e lo squallore dell’uomo che si consuma tra salotti buoni, feste e mondanità notturna.

Il suo sguardo cinico e disincantato sulla Roma vacua e “godona”, Sorrentino lo affida alla straordinaria bravura del suo attore-feticcio Toni Servillo, qui il giornalista Jep Gambardella. Un uomo tradito dalla sua stessa ambizione, che ha pagato con l’infelicità il suo “successo”, gettando al vento una promettente carriera di scrittore e l’amore della sua vita. Intorno a lui, Re della mondanità capitolina, un’umanità grottesca e inconsistente: donne ultra siliconate, aspiranti attori, nobili decaduti, politicanti, intellettuali svenduti, artisti falliti. Jep, come una sorta di Virgilio in stile Dandy, ci accompagna tra le terrazze e i salotti che contano, osservando con acume e ironia questa sfilata degli orrori di cui è parte egli stesso, consapevole che dietro ipocrisia e superficialità si cela solo tanta solitudine, a cui nemmeno qualche vero amico (il regista teatrale fallito interpretato da un sorprendente Carlo Verdone e la spogliarellista agé di Sabrina Ferilli, in un ruolo inedito e intenso come non mai) può porre rimedio.

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Gli Italiani ripongono in Paolo Sorrentino tutte le speranze per una Palma d’oro, che manca dalla vittoria di Nanni Moretti nel 2001 con La stanza del figlio. A Cannes, nella proiezione stampa, gli applausi erano convinti. Ma la critica  internazionale in parte è divisa. Stroncato dai francesi Chahiers du cinema, il film di Sorrentino è stato invece incoronato da Premiere che ha definito “geniale” l’interpretazione di Servillo, e dall’americano The Hollywood Reporter che lo hanno inserito nella top 10 di Cannes 2012. La bibbia del cinema Variety lo ha definito “una festa cinematografica densamente popolata, spesso sorprendente, che rende omaggio a Roma, in tutto il suo splendore e la sua superficialità”, mentre Peter Bradshaw del Guardian ha lodato il “magnifico ritorno” del regista, con un film girato “nell’alto stile classico italiano de ‘La Dolce Vita’ di Fellini e de ‘La Notte’ di Antonioni” con un Toni Servillo che “meriterebbe il premio per il miglio attore”. 

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