Scandalo Datagate: ex tecnico Cia dietro le rivelazioni del Guardian

Sono il Guardian e il New York Times a rivelare l’identità della talpa che ha portato alla luce il Datagate, lo scandalo che in queste ore sta travolgendo l’amministrazione Obama.

Si chiama Edward Snowden, ha 29 anni ed è un ex tecnico della Cia. “Non ho avuto nessuna intenzione di nascondere la mia identità perché so che non ho fatto nulla di male”. Con queste coraggiose parole Snowden rivendica la sua scelta di denunciare l’operato dell’intelligence. Una confessione scottante che colpisce il cuore della difesa americana: “Non voglio vivere – ha aggiunto – in una società che fa questo tipo di cose (…). Avevo una vita comoda: ragazza, lavoro e carriera. Ma ho deciso di sacrificare tutto perché non avevo la coscienza a posto nel permettere che il governo Usa distruggesse ogni privacy, libertà della rete, e diritti fondamentali delle persone in tutto il mondo”. Rivelazioni estreme che hanno indotto il capo della Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ad esporsi in prima persona per smentire e fornire una versione ufficiale sull’operato della Cia.

Oggi Snowden parla da una camera d’albergo di Hong Kong e afferma: “Ho scelto questo Paese – spiega- perché ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico”; tutela necessaria visto che ora il ragazzo sarà definito, quasi sicuramente, una sorta di nemico pubblico; il nuovo Assange potremmo dire che ad Hon Kong potrebbe trovare quella protezione e tranquillità di cui avrà certamente bisogno nei prossimi giorni.
Snowden, infatti, spera di ottenere supporto e asilo politico in qualche paese del mondo con l’Islanda “in cima alla lista”: “Non ho paura perché questa é esattamente la scelta che ho fatto (…) l’unica cosa di cui ho veramente paura e aver fatto male ai miei familiari, di cui molti lavorano per il governo, ora che non mi possono più aiutare. Questa – ha detto commosso – è una cosa che non mi fa dormire la notte”.

Edward Snowden, l’eccellente informatore (non più segreto) del Guardian, aveva copiato e incollato, nei giorni scorsi, documenti altamente scottanti poi diffusi al giornale. Per giorni, dall’ufficio della Nsa alle Hawaii, ha trafficato fra registrazioni e carte; tutte informazioni delicate da mostrare all’opinione pubblica internazionale. Una volta raccolto il materiale, ha lasciato il lavoro con la scusa di una breve vacanza, ha salutato familiari e colleghi ed è partito con un bagaglio pieno di segreti diretto ad Hong Kong, dove è situato ancora oggi.
Ma anche lì, i timori di subire ripercussioni non cessano. Per il timore confessa di aver cambiato la stanza almeno tre volte. E in effetti, chi può sentirsi al sicuro stando nel libro nero della Nsa, la più imponente organizzazione al mondo d’intelligence?

Non ci resta che aspettare, dunque, e assistere all’evolversi di questa avvincente ma anche un po’ inquietante spy story. Ma soprattutto, ci resta da capire chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

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