Into the Darkness – Star Trek, J.J. Abrams fa volare di nuovo l’Enterprise

Misurarsi con una delle saghe di fantascienza più amate dal pubblico potrebbe essere un azzardo. Ma non se ti chiami J.J. Abrams. Lui che di “missioni impossibili” se ne intende, nel 2009 riscrive l’universo mitico di Star Trek come nessuno aveva mai osato nemmeno pensare e lo fa con un prequel che, senza tradire lo spirito originario della saga, torna indietro nel tempo stravolgendo il continuum della storia che tutti noi conosciamo, proiettando le avventure stellari di Kirk e Spock verso un futuro del tutto inedito.

Una soluzione originale che apre la strada ad una nuova mitologia creata ad hoc per i neofiti della serie classica e una scommessa vinta sotto ogni aspetto, in particolare quello del botteghino che premia Star Trek – il futuro ha inizio con ben 385 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo, più di ogni altro episodio (in tutto undici) del franchise.

Quattro anni dopo, forte di quel successo, il nuovo Re Mida di Hollywood ci riprova con Into Darkness – Star Trek, nuovo atto della saga sci-fi in arrivo nelle sale italiane il 12 giugno. Cast confermato nei ruoli chiave (Chris Pine/Kirk, Zachary Quinto/Spock, Zoe Saldana/Uhura, Simon Pegg/Scotty) più qualche new entry come Benedict Cumberbatch nei panni di uno spietato villain ben noto agli appassionati di Star Trek, la cui identità  e il cui scopo saranno svelati solo alla fine del film. In questa nuova avventura, che potrà contare sulla tecnologia del 3D, l’equipaggio dell’Enterprise verrà richiamato sulla Terra in seguito ad un increscioso incidente galattico per il quale il capitano Kirk è stato destituito dal comando. La punizione durerà poco perché la minaccia di John Harrison, terrorista  intergalattico che semina il panico sulla Terra con attentati che ricordano l’11 settembre, impegnerà Kirk fino all’estremo sacrificio in una caccia all’uomo epica per salvare la sola famiglia che abbia mai avuto: il suo equipaggio.

A dispetto del titolo, di oscuro questo film non ha nulla. Accanto ad alcuni momenti assai drammatici c’è infatti, quella leggerezza e quell’humor intelligente, talvolta anche autoironico, che aveva già decretato il successo del primo episodio. Il tutto arricchito da un ritmo serrato e da scene d’azione travolgenti in pieno stile Abrams. Lo stesso che ha convinto George Lucas ad affidargli un’altra missione impossibile: dirigere Star Wars: Episode VII.

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