Dustin Hoffman si commuove parlando della bellezza interiore delle donne

Non è raro per un attore interpretare ruoli che in un modo o nell’altro finiscono per lasciare degli strascichi, il più delle volte emotivi, nella vita reale. Più raro, invece, vedere un attore commuoversi fino alle lacrime pensando a quanto l’ha cambiato interpretare un personaggio. E’ successo a Dustin Hoffman durante un’intervista realizzata nel dicembre scorso dall’American Film Institute – e che negli ultimi due giorni ha raccolto 2 milioni di visualizzazioni su YouTube -,  in cui ricorda come vestire i panni di una donna in Tootsie lo abbia reso improvvisamente consapevole di come il mondo guardava alle donne e di quanto fossero (e sono ancora purtroppo) assurdi e sessisti gli standard di bellezza imposti dalla società.

Nel film diretto da Sydney Pollack nel 1982, Hoffman interpreta Michael Dorsey, un attore brillante ma disoccupato che raggiunge il successo solo quando fingendosi una donna ottiene un ruolo importante in una soap opera.

Interpretare Dorothy Micheals per Hoffman non è stata solo una grande sfida professionale ma anche un’importante lezione di vita. «Accettai di fare il film solo a condizione di essere truccato benissimo, in modo da poter camminare per le vie di New York senza che la gente pensasse che fossi un uomo travestito da donna», racconta l’attore. «Volevo essere una donna bellissima, ma quando si guardò sullo schermo dopo la prima prova trucco «fui scioccato di non essere così attraente». Fu quello il momento in cui avvenne “l’epifania”: «Tornai a casa e scoppiai a piangere », dice la star che ha vinto l’Oscar come Migliore Attore per Kramer contro Kramer nel 1980 e per Rain Man nel 1989. «Parlando con mia moglie, le dissi: penso di essere una donna interessante, quando mi guardo sullo schermo. Ma so che se la incontrassi a una festa, non la degnerei nemmeno di uno sguardo, perché quella donna non soddisfa fisicamente i requisiti che noi uomini pensiamo una donna debba avere per chiederle di uscire». Hoffman si emoziona mentre conclude la sua storia: «Ci sono così tante donne interessanti che non ho avuto modo di conoscere in questa vita perché mi è stato fatto un lavaggio del cervello»

Film, tv e giornali ci impongono ogni giorno modelli di bellezza irraggiungibili dalle persone “normali”. Ci plagiano dicendoci chi e cosa debba essere considerato bello. Ma la bellezza è sempre stata e sarà un concetto relativo, a cui nessuno può imporre una definizione univoca. Permettere alla società di dettarne i canoni ci impedisce di apprezzarne la vera essenza, la sostanza che va al di là di una superficie e una forma perfette. Hollywood è il simbolo per eccellenza della superficialità, per questo le dichiarazioni di Dustin Hoffman meriterebbero come minimo una standing ovation.

 

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