Al PAN la fotografia pittorica di Witkin

La gloria del corpo, la miseria, l’eterna ricerca spirituale. L’inquietudine religiosa di ogni essere umano. Dalla mitologia occidentale alla scultura greco-romana, dall’età barocca allo stile neoclassico, passando per l’arte moderna. Una polifonia di stili e linguaggi scandita da una continua ricerca che restituisce un’ossessiva celebrazione del corpo umano nella sua materialità, nel suo peso e nello spazio che occupa e definisce. Questo e molto altro è la mostra fotografica Joel-Peter Witkin. Il Maestro dei suoi Maestri, ospitata fino al prossimo 20 ottobre negli spazi del Palazzo delle Arti di Napoli. Promossa dalla Fratelli Alinari. Fondazione per la storia della Fotografia di Firenze, in collaborazione con la Galleria Baudoin Lebon di Parigi e il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Napoli, l’esposizione è realizzata con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e della Regione Campania.

Cinquantacinque opere che ritraggono in atmosfere sublimi i corpi di soggetti ritenuti storicamente non rappresentabili come nani e storpi, androgini ed ermafroditi. Un eclettico percorso espositivo che rende omaggio alla fotografia pittorica dell’artista americano, spaziando dal Barocco al Surrealismo, dal Rinascimento all’Impressionismo, fra suggestioni botticelliane della nascita di Venere e atmosfere oniriche à la Delvaux. Immagini enigmatiche dominate dal tema della vita, della bellezza, della nudità, indagano il legame del corpo con l’erotismo e il piacere, passando per il deterioramento e la deformità, fino ad arrivare alla rappresentazione della morte. Un estro compositivo nel quale si innestano tematiche dalla scottante attualità quali l’omosessualità, il travestitismo, la sofferenza esistenziale e l’edonismo, con uno sguardo anche alla politica. La poetica di Witkin si configura come una continua indagine tra classicità e sperimentazione. Citazioni formali tratte dalla storia dell’arte si mescolano ad altre provenienti dai grandi nomi della fotografia come Muybridge, Rejlander e HollandDay, portando alla luce una metodologia compositiva tipica della pittura e dal teatro.

Nato e cresciuto a Brooklyn, Witkin ha assorbito da quell’ambiente cosmopolita l’attrazione per l’arte e per la diversità degli individui, aspetto quest’ultimo, alla base della sua sensibilità di fotografo. Un approccio alla pellicola fatto attraverso una manipolazione plastica in continua evoluzione. Dal graffio allo strappo dei negativi, dall’utilizzo di filtri a varie tipologie di ostacoli posti tra il supporto e l’ingranditore nel processo di cattura dell’immagine. Ogni opera è il risultato di una lunga e complessa elaborazione formale che riguarda sia i soggetti ritratti che il processo di stampa. Ogni lavoro è frutto di una serie di passaggi manuali che mettono in evidenza l’applicazione delle più varie tecniche e una maniacale cura dei dettagli. Un’arte totale, una fotografia complessa e completa, dove una semplice immagine diviene mezzo per riflessioni ben più articolate, che superano l’esperienza estetica e scendono nella profondità dell’essere umano.

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