Qualunque norma su Internet deve tener conto della neutralità della rete

Tutti parlano di diritto e nuove tecnologie. C’è il programmatore che propone di risolvere il problema rivedendo il codice, c’è il giornalista che afferma che grazie al “wi-fi aperto” saremo tutti più ricchi e più buoni, c’è il politico che vede attraverso il controllo del web una maggiore legalità.
Ognuno su Internet si modella la propria visione del diritto: avvia petizioni, crea pagine di protesta su Facebook, diffonde hashtag di malcontento per scalare l’elenco dei trending topics più seguiti del momento.
A questo punto ogni nuova iniziativa che parli di diritto, legislazione ed internet risulta superflua, ridondante e inutile a meno che non cerchi di chiarire concetti talvolta criptici in modo da renderli chiari e comprensibili al lettore.
Con questa ambizione nasce “Diritto & Byte”, diffondere la cultura del web attraverso la semplificazione di concetti tecnici che, al lettore comune, possono risultare ostici e difficili da assimilare.
Per far questo occorre chiarire un concetto base all’utilizzo del web: la neutralità della rete.

Di cosa si tratta?
La neutralità della rete, in inglese net neutrality, è il principio che devono garantire gli operatori di connettività, ossia delle aziende che forniscono accesso a Internet, servizi telefonici e trasmissioni televisive.
In poche parole: quando sottoscriviamo un abbonamento per accedere ad internet dobbiamo essere garantiti nel poter consultare qualunque contenuto pubblicato, senza subire restrizioni arbitrarie o imposte dalla legge.

Un esempio concreto, per analogia, lo possiamo fare con la pay-tv in cui in base all’abbonamento da noi scelto vediamo i canali televisivi nella scaletta dell’operatore. In Internet sarebbe come pagare una abbonamento ad una connessione che ci permetta di usare i social network, la posta elettronica ma non vedere lo streaming di film o trasmissioni di attualità.
Oggi abbiamo una connessione senza limiti di consultazione, salvo che per i siti riconosciuti illegali dalla magistratura che pertanto vengono, attraverso gli Internet Service Provvider (ISP), inibiti all’utente.
Internet come lo abbiamo conosciuto sino a questo momento sembra essere il modello auspicabile in quanto privo di controlli e censure, resterà così anche in futuro?

La valutazione giuridica e la migliore predisposizione legislativa potranno continuare a garantire questa opportunità di accesso alla Rete, in caso contrario il mondo digitale così come lo abbiamo conosciuto è destinato all’estinzione.

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