Il rilancio dell’agricoltura passa per i giovani: il caso Tunia

Cambiare lavoro è già difficile ma cambiare la propria vita? A volte la crisi aguzza l’ingegno e il coraggio viene premiato. La green economy, grazie ai numerosi nuovi fondi impiegati e alle varie agevolazioni fiscali, ha fatto si che ci sia stato un ritorno alle radici.
Tunia è un impresa enologica che produce anche distillati e olio, nata recentemente e precisamente nel 2008. Utilizzando vigneti vecchi di 40 anni inseguendo un sogno.

Chiara Innocenti, livornese, ha lasciato il suo lavoro e con Francesca, biologa ed enologa, e Andrea, ingegnere informatico, hanno iniziato a produrre vino. Oggi Tunia, l’azienda che hanno creato, è specializzata nella viticoltura biologica, producendo 17mila bottiglie l’anno il cui commercio avviene prevalentemente sul canale eCommerce.

Il ritorno all’agricoltura è una scelta che ha investito molti. Basti pensare che, secondo i dati forniti da Coldiretti, ben il 4,2% delle imprese agricole gestite da under 30 sono aumentate nel secondo trimestre del 2012 con un incremento del +6,2% di occupati nell’intero settore. Stranamente a discapito delle credenze a crescere è stata soprattutto l’imprenditoria femminile con 260.000 aziende gestite da donne.

L’azienda creata da questi under 30 e under 40 rappresenta una controtendenza nel mezzo di una crisi industriale dilagante che ha investito piccole e medie imprese e fatto traballare anche quelle più grandi e di maggior prestigio e successo.
Le radici della nazione sono nell’agricoltura e sembra incredibile che tanti giovani frequentino facoltà come agraria, ingegneria ambientale e affini, aumentandone la percentuale di iscritti.

Queste nuove leve rappresentano la linfa per la ripresa del paese, che evidentemente passa anche per un rilancio del settore primario. Il caso di Tunia è la dimostrazione di come sia possibile risanare la base produttiva di questo paese mettendosi in gioco.