Pedro Almodòvar, premiato per il contributo al Cinema mondiale

La European Film Academy ha attribuito il premio Contributo Europeo al Cinema Mondiale a Pedro Almodòvar per l’eccezionale insieme del suo lavoro. “Sono davvero enormemente grato per questo premio. Fin dalla sua creazione l’European Film Academy è sempre stata molto generosa con me e con i miei più stretti collaboratori, ed è con loro che voglio condividere la gioia per questo riconoscimento“: queste le parole con cui il regista ha commentato la notizia ricevuta.

Una carriera di successi che il regista spagnolo vanta dall’esordio al cinema nel 1980 con il lungometraggio “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio” – portato da 16mm a 35mm – al primo vero successo di pubblico con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” del 1988, a “Légami” (1990), “Tacchi a spillo” (1991) e “Carne tremula” (1997). Ancora, i pluripremiati “Tutto su mia madre” (1999) e “Parla con lei” (2002): il primo colleziona nel 2000 l’Oscar, il Golden Globe, il César, e il David di Donatello come miglior film straniero, oltre a sette premi Goya; il secondo, ottiene il Golden Globe come miglior film straniero ed il César come miglior film dell’Unione Europea, oltre al premio Oscar nel 2003 per la sceneggiatura. “La Mala educación” nel 2004 ottiene i favori del pubblico, mentre nel 2006 “Volver” vince a Cannes il premio per la migliore sceneggiatura. Nel 2011 il ritorno a Cannes per presentare “La pelle che abito” e nel 2013 un ritrovato genere comico lo porta nelle sale con “Gli amanti passeggeri“.

Dal comico al drammatico, dal persistente kitsch alla sofisticatezza del ritratto di personaggi comuni del nostro quotidiano, ingranditi sotto la lente del regista quasi come a deformarne le fattezze e forzarne le tipicità caratteriali.
Un cast di spessore ha animato le sue scene, da artisti del cinema iberico a nomi nostrani. Pénelope Cruz è stata una presenza dominante nelle sue migliori pellicole, da “Tutto su mia madre” a “Gli Abbracci spezzati”, passando per “Volver”. Altri grandi nomi sono diventati “grandi” grazie a lui: da Antonio Banderas a Marisa Paredes, Rossy de Palma e Victoria Abril.Miguel Bosé ha recitato con lui ed anche la “nostra” Francesca Neri ha fortemente voluto una parte in un suo lavoro, ma l’elenco di nomi si nutre ancora di Cecilia Roth, Candela Peña, Antonia San Juan, Peter Coyote, e tanti altri.

Il capolavoro rimane il film “Tutto su mia madre”, dove la donna è ritratta con leggerezza in estrema antitesi alla pesantezza che la vita le impone: da Lola ad Agrado, i personaggi femminili si intrecciano nell’alternarsi di eventi tragici e spontanee risate, per trasmettere il messaggio che la vita possiede un senso ed una portata che “esige” non si dia modo alle negatività, alla sofferenza ed al rancore di incancrenirsi. Una donna elevata ad esempio: una donna-madre che può educare alla vita vera, lasciando in ombra la figura maschile, che viene solo abbozzata in sbiaditi tratti.

La dedica con cui il film è stato chiuso è significativa della valorizzazione del ruolo femminile che Almodòvar è riuscito a rappresentare: “A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre».

Un estratto dal suo capolavoro:

Mi chiamano Agrado perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.
Guardate che corpo… tutto su misura. Occhi a mandorla 80 mila. Naso, 200 buttateli tutti perché l’anno dopo me l’hanno ridotto cosi con una altra bastonata. Tette, due, perché non sono mica un mostro, però le ho già super ammortizzate. Silicone.. naso,fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle 100 mila, perciò fate voi il conto perché io già l’ho perso. Limatura della mandibola 75 mila. Depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie quanto l’uomo, sino a 4 sedute, però se balli il flamenco ce ne vogliono di più è chiaro. Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia… e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa
” (dal film “Tutto su mia madre”).

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