Renzi, da outsider delle primarie a candidato premier dell’establishment

Era un “outsider”, il giovane sindaco fiorentino che sfidava apertamente l’establishment del suo partito in nome del ricambio generazionale agitando slogan sulla “rottamazione”. Capace di attrarre l’elettorato di centro-destra e di arrestare con il suo carisma personale l’emorragia di voti verso Beppe Grillo, è stato il sale delle primarie del centrosinistra. Un termine troppo duro – e forse troppo scontato – quello della rottamazione che, ammette oggi Matteo Renzi, lo ha più penalizzato che favorito.

Non piaceva a molti all’interno del Partito democratico il “rottamatore”. Non piaceva per il suo stile, che ricordava quello del primo Berlusconi. Per la sua proposta economica, tra Ichino e quelli di “Fare per fermare il declino” che si erano fatti avanti come suoi possibili consiglieri. Ma soprattutto non piaceva a chi vedeva nella sua proposta di rottamazione il tentativo di sfasciare il Pd.
Silvio Berlusconi, invece, lo ha corteggiato in tutti i modi. “Con Renzi l’Italia avrebbe finalmente una sinistra non postcomunista, moderna ed europea. Simile al New Labour di Tony Blair”, gli facevano eco gli opinionisti di centrodestra.

Oggi però, la rottamazione è lontana. Matteo Renzi concentra il fuoco proprio su Berlusconi, “per lui è arrivato il game over” dice il sindaco, che non risparmia neanche le larghe intese: “se andiamo alle elezioni, li asfaltiamo”. E dopo il sostegno di Massimo D’Alema, per il quale “con Renzi il Pd vince le elezioni”, e il placet di Repubblica e dell’ingegner De Benedetti inizialmente critici, arriva anche il passaggio del testimone di Walter Veltroni.

Se D’Alema aveva pubblicamente apprezzato la coerenza di Renzi, rimasto nel partito a fianco di Bersani dopo la sconfitta alle primarie, con Veltroni la sintonia sembra ancor maggiore. In occasione della presentazione del libro “L’Italia dei democratici” al Tempio di Adriano, fra i due è andato in scena un vero e proprio passaggio del testimone. Renzi, ricordando le comuni aspirazioni riformiste e uliviste, ha indicato Veltroni come il suo primo punto di riferimento letterario con “Il sogno spezzato”, libro che avrebbe avuto un ruolo decisivo nello spingere il sindaco di Firenze all’impegno politico. Poi l’autocritica sulla rottamazione: “sto riflettendo molto su me stesso, alle primarie non sono riuscito a comunicare bene la mia idea di cambiamento”.
È così che Renzi e i suoi si preparano ad affrontare il prossimo congresso del Partito democratico. Senza voler ripetere gli stessi errori passati.

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