One Direction da record: le cifre del fenomeno

Soffro lo stress, io soffro lo stress/Sono stanco e fuori forma/Suono in una boy band, suono in una boy band/Mi manca il senso del pudore” cantavano nel 2001 i Velvet, scimmiottando con ironia un fenomeno affermatosi in campo musicale poco tempo prima: le boy band, appunto. Ovvero il paradigma delle cinque (non sempre, ma preferibilmente cinque) giovani facce pulite, selezionate accuratamente dalle major e trasformate in personaggi, pronti a conquistare i cuori di milioni di adolescenti e non solo. Un teorema applicato con puntuale efficacia dalla prima metà degli anni anni ’90 fino all’alba del 2000, periodo seguito da un sostanziale vuoto. Poi nel 2010, un gruppo di cinque ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, si presenta alla settima edizione di X Factor (edizione inglese), arrivando terzo e attirando l’attenzione di Regno Unito e non solo: da allora, quei post-adolescenti britannici non si sono più fermati, dimostrando che grazie a loro, gli One Direction, il concetto di boy band – mettetevi l’anima in pace – è più vivo che mai.

Ecco, la notizia è che Niall, Zayn, Liam, Harry e Louis tornano in Italia. Lo faranno il 28 giugno 2014, allo stadio San Siro di Milano, per la quinta tappa del loro Where we are – Stadium tour, serie di date che li porterà in giro per l’Europa, a partire da maggio in Irlanda fino a luglio in Portogallo. Per i 1D (li chiamano anche così) si tratterà di un ritorno nel nostro paese: già il 20 maggio di quest’anno si sono esibiti al Forum di Assago, un giorno dopo il concerto all’Arena di Verona. Due appuntamenti che hanno ovviamente fatto registrare il sold-out: perciò, care directioners, non perdete tempo.

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Che gli One Direction non siano la rivelazione di un’estate ma ormai un vero e proprio fenomeno di costume, viene confermato dalle cifre: 12,3 milioni, il numero di visualizzazioni nelle prime 24 ore dal rilascio del video di Best song ever, il loro ultimo singolo. Pubblicato il 22 luglio sulla piattaforma Vevo (accessibile anche tramite YouTube), il video ha battuto il precedente record appartenenuto a We can’t stop di Miley Cyrus. Una canzone destinata a ripetere il successo del loro debutto con What makes you beautiful (2011).

Ma non è tutto: dopo aver toccato quota 30 milioni di dischi venduti, il fenomeno One Direction è già arrivato al cinema, con risultati a dir poco straordinari. Il documentario sui loro esordi e la loro ascesa, This is us, girato da Morgan Spurlock e arrivato nelle nostre sale il 5 settembre, ha incassato in totale oltre 33 milioni di dollari (a fronte dei 10 spesi per la realizzazione), di cui 26 negli USA (confermando la portata globale del loro exploit) e oltre 2 in Italia (ma da noi rimarrà ancora per un pò in programmazione). Un feedback non del tutto sorprendente ma certamente oltre le aspettative, se pensiamo che, oltre ad averli portati in vetta anche ai box-office di mezzo mondo, This is us ha ottenuto nel suo primo weekend d’uscita negli States incassi in grado di competere sia con quelli del doc-film su Justin Bieber (Never say never) che quelli di Part of me, il lungometraggio su Katy Perry.

Chi fermerà gli One Direction?1

Altro che fine delle boy band, dicevamo. Se adesso però ci sono solo i 1D a dettar legge, gli anni ’90 sono stati l’epoca d’oro del format. L’origine è da far risalire all’inzio degli anni ’80 coi portoricani Menudo (seguiti dai New Kids on the block) ma la svolta ci fu nel decennio successivo col dualismo East 17 – Take That, con questi ultimi trionfatori e unici rappresentanti per un breve periodo di un nuovo modo di far spettacolo. Poco tempo dopo, Robbie Williams e soci passarono il testimone ai Five e soprattutto ai Backstreet Boys, la boy band di maggior successo di sempre (ci fecero anche un videogame per la Play Station). Westlife, ‘N Sync, Boyzone e Blue (in ordine temporale) i loro più illustri discendenti, con il modello che via via perde il suo mordente iniziale, subendo anche una gustosissima presa in giro in una puntata de I Simpson, in cui viene Bart reclutato insieme ad altri suoi amici da una major per formare proprio una boy band, allo scopo di diffondere, tramite i testi, messaggi subliminali.

Gli One Direction sono diversi dai loro antenati? Non proprio, è il mondo piuttosto ad essere cambiato: mentre all’epoca la mania quotidiana per i teen idol si manifestava in maniera più casereccia, con le ragazzine che appiccicavano sul diario le foto di Nick Carter o Mark Owen e non perdevano una raccolta di figurine dedicata alle boy band del loro cuore, adesso, con l’avvento della rete globale, il successo si esprime coi numeri da record che abbiamo elencato in precedenza. Oltre che con un oceano di like sulle fan-page di Facebook o di followers su Twitter. E rassegnamoci se melodie facili e testi smielati rimarranno ancora per un pò nelle nostre orecchie: il mondo in fondo ha bisogno anche di questo.

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