La Germania tutela il tempo libero in azienda

Da Berlino le buone notizie non finiscono mai. Dopo la vittoria della Merkel e l’incremento delle vendite di Volkswagen che ormai hanno conquistato il 20% del mercato della Fiat, ecco un altro campo di gioco in cui ci ritroviamo inesorabilmente perdenti: la gestione del tempo in azienda.
Si, perchè a noi piace essere interrotti nel bel mezzo di un sabato pomeriggio dal capo che vuole fare un “brief veloce per la riunione di lunedi mattina”, oppure ad una cena con gli amici perchè “scusate, il capo aveva bisogno di un documento che avevo solo io”, o magari dover rientrare qualche giorno prima dalle vacanze perchè “improvvisamente un cliente ha fatto un ordine e non c’è nessuno che possa gestirlo..”.

Spesso confondiamo una scarsa capacità di gestione del tempo o peggio delle organizzazioni, per “posizionamento professionale”: io lavoro tanto. Io sono indispensabile. Solo io posso fare questo o quello.
Ci sono culture in cui un atteggiamento di questo genere è solo da perdenti ed organizzazioni che in fase di selezione ti chiedono come gestisci il tempo libero e come organizzi la tua agenda quotidiana. Un indice importante per superare la selezione che chi lavora 12 ore al giorno, spesso non supera.

Ma siamo addirittura oltre.
Il governo della Merkel, nella fattispecie nella Persona della Ministra del Lavoro e del Welfare (pensate in Germania un solo essere umano e per giunta donna, si occupa di ciò che in Italia è diviso in 2 Ministeri e ben 4 titolari) che ha il nome che sembra quello di un pilota d’aviazione della Prima Guerra Mondiale, Ursula von der Leyen, ha deliberato una legge secondo la quale “Soltanto in casi di emergenza documentata, superiori e capi potranno disturbare i loro dipendenti con telefonate o con sms o email” E ancora: “Nessun dipendente che durante weekend, riposi o ferie, decida di spegnere il cellulare o di non controllare la mail potrà essere discriminato per la sua scelta”

Sembrerebbe incredibile e invece assume ancor maggiore significato considerando che una legge simile proviene da una delle aree più produttive (se non la più produttiva) d’Europa, che ha fatto del lavoro e del rigore la sua massima espressione.

E pensare che la nostra Costituzione fonderebbe il primo articolo proprio sul diritto al lavoro. Ma forse, prima ancora dei politici inadeguati a interpretare orientamenti ed equilibri del mondo del lavoro avvicendatisi negli ultimi 40 anni senza aver lasciato alcuna traccia nella storia (solo per citarne alcuni: Scotti, Maroni, Saccomanni, Iervolino, Sacconi, la Fornero), i primi a fraintendere senso di appartenenza per immolazione al posto di lavoro siamo proprio noi.

Peggio, se lo pretendono i nostri capi.

Perchè è innegabile che un manager riposato riesce a prendere le decisioni con maggior libertà e concentrazione, un manager non stressato ascolta i propri collaboratori e sa motivarli, gestirli e orientarli. Un manager che trova il tempo per leggere e viaggiare acquisirà esperienze e relazioni che potrà trasferire sul proprio luogo di lavoro, migliorando e facendo evolvere la sua organizzazione, ed è indiscutibile che la leadership di un capo si giochi sul campo della relazione con i suoi collaboratori: serena, equilibrata e credibile.

Altresì, non nascondiamoci dietro un dito: non sono le mille email al minuto, le riunioni settimanali con collaboratori annoiati e depressi, i calendari pieni di appuntamenti strappati con la forza, i pranzi di lavoro con personaggi delle associazioni di categoria più influenti nè le loro straordinarie Riunioni Annuali a cui “non si può mancare perchè ci sono tutti”.

Queste sono le bugie che ogni pessimo manager si racconta per dimostrare ad amici e conoscenti quanto sia impegnativo trovare un solo minuto in più. Quel sottile feticismo nel vedere il calendario di outlook riempirsi di rettangolini gialli e azzurri.

Lo YouPorn del manager!

Peccato che nel confronto serale con lo specchio delle sue brame, il più bello del reame sia sempre il nano dell’azienda a fianco.

“Imparare a dire no” è una delle prime regole che il più scalcagnato dei coach vi insegnerà quando ormai, sul fil di lana di un’esistenza al dettaglio vi ritroverete a chiedere un aiuto per sopravvivere. Il secondo suggerimento sarà : “non guardate la posta ogni 5 minuti”. Il terzo: “se potete chiarire una questione per telefono anzichè per mail, fatelo”. La quarta: “valutate la necessità di incontri e riunioni, a maggior ragione se fuori sede”.

Ma sarà troppo tardi. Perchè alla dodicesima email in cui vi state scornando con un collaboratore a cui scaricare la responsabilità di una commessa perduta a causa di quel competitor abbronzato e rilassato che vi ha soffiato il cliente grazie ad una freddura rubata al capoanimatore del villaggio in cui fino alla settimana prima era in vacanza e ad una passione comune per il Grande Lebowsky o per quel libro di Nick Hornby (di cui voi non sapete, perchè l’ultima cosa che avete letto è il libretto delle istruzioni del Blackberry), starete già pianificando la riunione di board a Milano per la prossima settimana, commissionando fogli excel a destra e a manca pieni di KPI irraggiungibili che almeno per stasera, nessuno leggerà.

E se domattina faranno tutti finta di non aver ricevuto quella email, (il server, la rete, il programma, la nonna morta per la sesta volta come alle elementari) fatti una domanda, e datti una risposta o Moderno Marzullo Aziendale.

E poi vai ad affittare la videocassetta del Grande Lebowsky (perchè di certo non ti sei accorto che lì fuori, nel frattempo, siamo già al 3D).

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