Gli strumenti musicali made in Italy vendono di meno

Dopo il calo delle vendite di strumenti musicali nel 2010, oggi in tutto il mondo gli acquisti sono ritornati ai livelli di cinque anni fa. Se l’Italia è al quinto posto per l’esportazione degli strumenti musicali ad arco (provenienti per lo più dalla provincia di Cremona), è invece all’ottavo posto nella classifica del mercato mondiale degli strumenti musicali con un fatturato minore a 500 milioni di euro (3,2%). A livello di produzione, il nostro paese ha visto, invece, una diminuzione dei pezzi prodotti a causa di un incremento di quasi il 50% del costo medio.

Questi sono i dati comunicati durante Mondomusica di Cremona (l’unica esposizione a livello mondiale dedicata interamente agli strumenti musicali di alto artigianato) che si è conclusa lo scorso 29 settembre. Durante l’esposizione si è discusso dei principali ostacoli economici che sta incontrando l’alto artigianato musicale e delle strategie opportune per affrontarli.

Secondo Antonio Piva (presidente di CremonaFiere e organizzatore di Mondomusica e Cremona Pianoforte) la spesa media pro-capite bassa «è l’indicatore principale di uno scollamento tra la filiera produttiva degli strumenti musicali, la formazione scolastica e le modalità di consumo musicale. In Italia la formazione musicale se paragonata a quella di altri Paesi può considerarsi scarsa. L’attuale percorso educativo manca di stimoli in tal senso che avrebbero benefiche ripercussioni culturali per il Paese ed economiche per l’intero comparto».

Tra i principali acquirenti di strumenti musicali ci sono il Canada (19,30 dollari pro-capite) e gli Stati Uniti che vantano una spesa pro-capite di strumenti musicali pari a 19,23 dollari. L’Italia è invece a metà della classifica e conta solo una spesa di 7,94 dollari (due dollari in più della Corea del Sud che spende circa 5,59 dollari). Si piazzano al terzo posto gli austriaci con 18,24 dollari.

Questi dati, secondo Piva, dovrebbero incoraggiare le aziende a concentrare le proprie esportazioni nei paesi dove maggiormente si acquistano strumenti musicali. «Il mercato americano ma anche quelli orientali» prosegue Piva «rappresentano una grande opportunità per i produttori italiani di strumenti musicali, specie quelli di alto artigianato come gli archi, che devono fare rete e trovare un forte appoggio istituzionale per approdarvi nel modo migliore».

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