Transformers:gli artisti che hanno cambiato la storia della musica in mostra a Torino

Elvis Presley e i Daft Punk. La pop music e la rivoluzione elettronica. Gli anni ’50 e la generazione 2.0. Questi gli estremi della mostra fotografica Transformers – Ritratti di musicisti rivoluzionari, aperta al pubblico fino al 3 novembre nei Cantieri Ogr delle Officine Grandi Riparazioni a Torino. La trasformazione è il perno su cui ruota l’intera mostra, in ogni suo dettaglio. I volti e i corpi immortalati nelle immagini si sono continuamente evoluti nel tempo rivoluzionando così lo stesso panorama musicale. Le metamorfosi di ventisei artisti rimandano metaforicamente alle evoluzioni storico-sociali di un arco di tempo che va dagli albori della pop music e la società di massa ai giorni nostri con le tecnologie digitali.

Anche la decisione di immergere gli allestimenti negli spazi delle Ogr non è stata casuale. Questo polo torinese è esso stesso sinonimo di transizione e trasformazione. Raccogliendo l’eredità di un passato operoso come laboratorio di progetti che si traducevano in innovazione, è oggi un punto di riferimento per la sperimentazione e la produzione. Musica, design, architettura e fotografia si fondono in uno spazio contemporaneo che mantiene un legame molto forte con la nuova realtà post-industriale della città di Torino. L’idea della trasformazione accompagna lo spettatore in un viaggio non solamente visivo ma soprattutto emotivo, divenendone il tema conduttore.

Il critico musicale Alberto Campo ha curato la mostra mettendo mano allo sterminato archivio di Getty Images, partner dell’esposizione, per costruire un itinerario scandito attraverso la selezione di 78 scatti d’autore. Grande risalto è stato dato all’idea dell’icona, del cantante dalla forte personalità, che si esprime nel modo più completo durante la performance sul palco, a cui si associa il concetto di autenticità insita nell’esperienza musicale. “Essendo l’archivio fotografico di Getty Images prevalentemente orientato al report dei concerti più che agli scatti in posa, si potesse provare a raccontare la storia della pop music facendo perno sui grandi eventi dal vivo”, ha dichiarato Campo.

Accanto alle immagini iconiche il curatore e cronista musicale, per sua stessa definizione, ha voluto inserire un apparato complementare di immagini più intime provenienti dai dietro le quinte a riprova che ogni artista si muove sul filo della trasformazione tra l’esibizione dal vivo a diretto contatto con il pubblico e la dimensione umana più familiare. Tra palco e realtà. È quasi un’atmosfera da concerto rock a circondare i visitatori, con l’impiego di travi utilizzate normalmente per sostenere le luci e ora a cingere un ipotetico palco nella bellezza decadente delle Ogr.

Patrocinata dal Comune e supportata dalla rivista Rolling Stone e dall’azienda di strumenti musicali Gibson, la mostra, tra fotografie e parole, ha il suo punto di partenza nel rock’n’roll del ribelle Presley che, incarnando il sogno americano e il suo opposto, diviene leggenda. Il percorso si snoda poi tra l’invasione britannica di Beatles e Rolling Stones la teatralità del duca bianco David Bowie e il rap dei Beastie Boys. Il reggae malinconico di Bob Marley incontra il blues di James Brown e il Jazz di Miles Davis, la sacerdotessa maudit del rock Patti Smith ritratta mentre abbraccia la chitarra vicino all’iconoclastia punk dei Sex Pistols. L’immagine preferita da Campo, seppure abbiano tutte una grande forza evocativa, “è quella che ritrae Jimi Hendrix al festival di Monterey del 1967, inginocchiato davanti alla chitarra in fiamme”. Poi ancora la poesia nelle canzoni di protesta di Bob Dylan e l’irrompere del re e della regina del pop, Madonna e Michael Jackson, sui palcoscenici di tutto il mondo negli anni ’80. Passando attraverso Led Zeppelin, Pink Floyd, Velvet Underground, l’eclettico Frank Zappa, Tom Waits e il mito drammatico del grunge dei Nirvana si arriva alle atmosfere stellari della techno robotica che unisce Kraftwerk e Daft Punk.

Lo spazio è straordinario e le parole non bastano a descriverlo: bisogna vederlo. Pur avendo girato il mondo, posso dire di non essermi mai imbattuto in un posto così” dice soddisfatto Campo e ribadendo l’importanza di un incessante progresso aggiunge: “Ma cosa possa diventare quel luogo è ancora tutto da scoprire”.

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