Lo smart working fa risparmiare 37 miliardi di euro alle imprese

Lo smart working, ossia la possibilità concessa dalle aziende ai dipendenti di lavorare in maniera più flessibile ed efficace tramite l’utilizzo di tecnologie informatiche quali il telelavoro e l’utilizzo di dispositivi tecnologici, potrebbe portare ad un risparmio netto di 37 miliardi di euro per le imprese italiane, una cifra paragonabile a quella prevista da una Legge di stabilità di un grande Stato. Lo evidenza uno studio della School of Management dell’istituto Politecnico di Milano, nel quale vengono riportati i dati delle aziende che decidono di investire sulla tecnologia: aumenta la produttività, i costi si riducono e gli orari dei dipendenti sono decisamente ridotti.

Un innovazione davvero intelligente ed economica, che in tempo di vacche magre, è davvero molto utile per rilanciare le attività nostrane; in Europa questo fenomeno sta già riscuotendo molto successo, mentre in Italia stenta ancora a decollare, forse per la mentalità troppo conservatrice della maggior parte degli imprenditori italiani.

Che effetti ha lo smart working sui bilanci aziendali?

Le analisi del Politecnico effettuate su 600 aziende mostrano che la diffusione di modelli di smart working consentono di incrementare la produttività e di conseguenza le vendite, secondo la teoria economica di Keynes, di circa 27 miliardi e la riduzione delle spese di 10 miliardi di euro. Gli effetti non si fermano soltanto al capitolo contabilità; ogni lavoratore risparmierebbe circa 600 euro, per un totale di 4 miliardi di euro di risparmio pubblico.

L’utilizzo di smartphone e tablet consente di essere presenti elettronicamente sul posto di lavoro senza spostarsi da casa; una soluzione ottima per ridurre in maniera significative le emissioni di CO2.

Dopo un avvio incerto, anche in Italia si vedono i primi risultati

Nel 2005 l’Italia era penultima nell’Unione Europea per utilizzo del modello dello smart working. Dopo 7 anni, si è verificata un’inversione di tendenza: un +8% dal 2012 al 2013. Le imprese di grandi dimensioni sono quelle che hanno reagito in maniera migliore registrando un significativo abbattimento delle spese improduttive e un incremento della produttività. Stentano a decollare le piccole e medie imprese a causa della loro mentalità conservatrice: soltanto in due casi su 100 i dipendenti riescono ad accedervi.

Fra le imprese italiane più all’avanguardia, spicca un riconoscimento per la Barilla

Barilla, la multinazionale della pasta ultimamente al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni rilasciate dal suo presidente, ha ricevuto un riconoscimento dallo Smart Working Awards 2013 per un progetto che prevedeva la diffusione di questo fenomeno tecnologico. Le imprese più all’avanguardia sono invece Mars Italia e Tetra Pak per aver rispettivamente “instaurato orari di lavoro flessibili” e “utilizzato adeguati strumenti di lavoro e nuovi tipi di leadership”.