Officina per l’Italia: Meloni e Alemanno al lavoro per l’altro centrodestra

“Una casa per gli esuli della politica, i delusi, quelli che non vogliono un centrodestra subalterno alla sinistra”, con queste parole Giorgia Meloni ha aperto l’altro ieri il primo incontro a Montecitorio di “Officina per l’Italia” che vuole essere un nuovo cantiere di costruzione del centrodestra italiano che verrà. Che verrà dopo Berlusconi. La giovane leader di Fratelli d’Italia, formazione nata con la mancata indizione delle primarie nel Pdl alla vigilia delle scorse elezioni politiche, ha in mente qualcosa di diverso da Forza Italia 2.0 ma soprattutto dal nuovo centro.

Martedì scorso la notizia della lettera di dimissioni dall’Ufficio di presidenza del Pdl dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno recapitata a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano: “Caro Presidente, caro Segretario, con la presente lettera, rassegno le mie dimissioni e rimetto la tessera del partito. Questa decisione, maturata da tempo, diventa definitiva con la scelta di partecipare ai lavori dell’Officina per l’Italia, promossa da Fratelli d’Italia”. E la saldatura tra meloniani e alemanniani va così a riunire buona parte della galassia ex An, che tuttavia non punta a nuove edizioni del vecchio partito ma al centrodestra nazionale.

Centrodestra nazionale che attrae molti. Guido Crosetto, ex Dc e liberale ‘einaudiano’ già transitato in Fratelli d’Italia con Meloni e Ignazio La Russa, con il quale ha lavorato insieme al Ministero della Difesa. Giulio Tremonti, l’ex superministro dell’Economia – per altro notoriamente non amato da Crosetto, che fu il suo maggior oppositore – e ‘maître à penser’ di quell’anti-mercatismo che certo non dispiace all’ala più ‘sociale’ della destra italiana. Perfino Giulio Terzi di Sant’Agata, l’ex ministro montiano dimessosi a seguito del rientro in India dei marò italiani suscitando non poco clamore. Pochi lo ricordano ma fu proprio Terzi a mediare a suo tempo in direzione dello ‘sdoganamento’ di Gianfranco Fini presso israeliani ed americani quando questi ancora guardavano con sospetto alla presenza del leader di An nella coalizione guidata da Silvio Berlusconi.

Altri nomi sono quelli di Adolfo Urso, Antonio Guidi, Gennaro Malgieri, Magdi Cristiano Allam, Giampaolo Rossi, Gennaro Sangiuliano, Federico Eichberg, Filippo Facci, Marco Pizzo senza dimenticare, nelle vesti di coordinatore dell’Officina, il figlio di Francesco Cossiga, Giuseppe, da sempre con il cuore a destra.

Se Tremonti se la prende oggi con il centrosinistra che, attraverso la riforma del Titolo V della Costituzione sul decentramento, avrebbe “distrutto le basi dello Stato” – e a tal proposito sarebbe interessante sapere cosa ne pensino quelli della Lega Nord, a lui come si sa molto vicina –, Alemanno è certo che il partito unico di centrodestra abbia perso la propria spinta propulsiva e che sia necessario il ritorno al modello della Casa delle libertà, cioè ad una federazione pluralistica di diversi partiti orbitanti in quell’area che va dal centro alla sua destra: “si apre una nuova fase politica in cui è evidente la necessità di riconfigurarsi come pluralità di soggetti politici, come un tempo avveniva nella Casa delle libertà. Sono convinto che ognuno di noi, interpretando al meglio la propria identità politica, potrà contribuire al rilancio del centrodestra e al recupero dei troppi elettori che si sono rifugiati nell’astensionismo”.

L’obiettivo degli aderenti all’iniziativa è arrivare ad un documento politico entro il 9 novembre, giorno dell’anniversario della caduta del muro di Berlino. Si parla anche di una ipotetica candidatura di Flavio Tosi per le primarie del centrodestra, quel sindaco di Verona che festeggiò il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia in barba alle dichiarazioni di Bossi e che nella propria maggioranza annovera anche il movimento di destra radicale Fiamma Tricolore. E a proposito di fiamme tricolori, non sfuggirà a Giorgia Meloni e Fabio Rampelli la possibilità in vista delle prossime elezioni europee di cavalcare l’exploit del Fronte Nazionale francese di Marine Le Pen attraverso la presentazione di una lista elettorale euroscettica. Per ora, nostalgico, c’è Ignazio La Russa ad auspicare un’ulteriore tappa: un congresso fondativo per il 27 gennaio 2014 proprio lo stesso giorno in cui nel 1995 nasceva a Fiuggi Alleanza Nazionale.

Quello verso cui sembra convergere con certezza tutta l’Officina, in ogni caso, è il superamento della struttura personalistica e ‘leggera’ che ha caratterizzato il partito del predellino e che difficilmente non caratterizzerebbe anche una neo Forza Italia.

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