Incredibile Bryant: “Se ci fossero i playoff sarei già in campo”

Gli appassionati di pallacanestro americana ormai conoscono bene la competitività e il fuorore agonistico di Kobe Bryant, che con 35 primavere e un contachilometri che segna ormai sedici anni di carriera riesce ancora a competere con veri e propri freak atletici come Lebron James e Kevin Durant. Solo l’ossessione per il lavoro e per la cura di ogni muscolo del corpo può portare a risultati del genere, e Kobe da anni continua ad allenarsi in modo sempre più duro, perchè ad ogni stagione che passa mantenere l’asticella in alto comporta uno sforzo maggiore.

Dopo il 12 aprile di quest’anno però la carriera del fenomeno di Philadelphia ha rischiato seriamente di arrestarsi: il gravissimo infortunio rimediato al tendine d’Achille nel match contro i Golden State Warriors è di quelli abbatterebbero anche il giovane più ottimista, figuriamoci un ultratrentenne. Se però esiste un essere umano al mondo capace di fare cose al di fuori dei confini della realtà cestistica, quello è proprio Kobe Bryant.

Il recupero da un infortunio del genere di solito richiede un periodo di guarigione che va dagli otto mesi in su, ma il numero 24 gialloviola si è subito mostrato ottimista e ha iniziato a lavorare pesantemente per tornare in piedi. Dopo circa quattro mesi dall’operazione, nel corso di una visita in Cina, dichiarò: “la procedura chirurgica è stata diversa e di conseguenza diverso è stato anche il recupero. Abbiamo polverizzato il normale programma di recupero da rottura del tendine di Achille. Dopo tre mesi e mezzo posso già camminare bene. Sollevo pesi con il tendine senza problemi e tutto questo è nuovo“. Ieri invece, nel corso di un’intervista, ha detto di esser pronto a passare ai movimenti in campo, visto che il dolore è completamente scomparso. L’unica cosa che Kobe sa di non avere ancora è proprio la flessibilità tendinea, quella che si acquisisce solo con la pratica sul parquet.
Ma se si fosse trovato con la squadra in finale, probabilmente sarebbe rientrato lo stesso in campo. Non si sa quanto sia veritiera una dichiarazione del genere, ma a un giocatore che è sceso in campo con un dito rotto e un ginocchio in fiamme senza batter ciglio è concesso almeno il beneficio del dubbio.

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