Acido su un bambino rom a Napoli

Qualche giorno fa, nel quartiere Fuorigrotta di Napoli, qualche abitante di un palazzo in via Andrea Doria, ha lanciato dal balcone dell’acido muriatico che ha investito in pieno un bimbo rom di due anni che stazionava con la mamma chiedendo l’elemosina proprio sotto quel palazzo.
Secondo quanto dichiarato da altri abitanti o frequentatori abituali della zona, non sarebbe la prima volta che si verificano episodi simili. Anzi, sembrerebbe un’abitudine quella di lanciare ai rom secchi di acqua e rotoli di carta igienica per allontanarli. “Ho visto il bambino investito in pieno da un liquido azzurro. Piangeva, gridava, teneva le manine sugli occhi mentre sul giubbino comparivano fori enormi a contatto con quel liquido.” Ha dichiaranto la passante che per prima ha prestato soccorso al piccolo al quotidiano Il mattino.
Il bambino è ora ricoverato all’ospedale Santobono di Napoli e corre nella sua stanza, sebbene fasciato dalla testa alle spalle.

Può esistere qualcosa di più vigliacco che prendersela ripetutamente con un povero bambino indifeso e che non ha nessuna colpa di quella che è la situazione in cui vive, qualsiasi essa sia? Lanciare acido, di per se, è già un gesto orrendo e brutale che non deve mai accadere. Indipendentemente da chi sia la persona oggetto di tanto odio. Ma a maggior ragione perché prendersela con un essere indifeso che ha solo bisogno di protezione?

Si potrebbe continuare a lamentarsi dei rom, brutti sporchi e cattivi che affollano le città chiedendo l’elemosina. Ma il problema non lo si risolve gettando liquidi corrosivi addosso ad un bambino. Quello è solo un gesto criminale.
Non devono essere però i più piccoli a pagare le incapacità o gli errori degli adulti. Quale fastidio poteva mai dare quel bambino a quei signori? Probabilmente era qualcosa di molto simile a quello che danno tutti i bambini di due anni che a volte piangono, urlano, corrono. Se fastidio possiamo definirlo. Ma è evidente che, per chi ha lanciato quell’acido il problema era l’etnia, non l’età. Quindi quel bambino ha pagato per colpe non sue. Se essere rom è una colpa.

Probabilmente, una delle cose che manca di più al giorno d’oggi è la tolleranza e la capacità di capire la complessità dei problemi del nostro tempo. Certo, è molto più facile e comodo prendersela con chi non può difendersi che lavorare tutti insieme per cercare una soluzione seria e duratura ai problemi. Senza dimenticarsi mai il fatto che tutte le persone sia appunto persone e non possano mai essere trattate come oggetti.

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