Berlusconi: dopo l’interdizione, il voto sulla decadenza da senatore

Il Cavaliere “dimezzato”, Silvio Berlusconi, oggi si trova a Roma per decisioni interne al partito che però non sono così private come dovrebbero. Le questioni da affrontare sono molte, ma una le racchiude tutte: rieleggere Silvio Berlusconi segretario del Pdl o lasciare la carica ad Alfano? Questione appunto non facile da risolvere alla luce del voto previsto per settimana prossima, sulla sua decadenza da senatore. Gli interrogativi perciò sono di più largo respiro: Alfano ricopre la carica di vice presidente del Consiglio in quanto segretario del Pdl, il secondo partito ad avere la maggioranza. Quindi il pericolo di togliere un mattone alla piramide del governo Letta è da considerare. Difficile credere che Alfano lasci la poltrona di segretario del partito (voci confermerebbero proprio la coalizione dei suoi più vicini sostenitori) quanto invece sembra più facile che possa lasciare l’incarico ministeriale in favore di qualche esponente vicino a Berlusconi.

Nel frattempo però si avvicina la data fatidica per il Cavaliere, ovvero quella che si figura come una delle più importanti e che potrebbe riservare sorprese, riguardante la sua decadenza in Senato appunto.
I giochi e le strategie che si potrebbero verificare sembrano le più assurde ma proprio per questo probabili. Ancora bisogna stabilire le modalità del voto, e già questo di per sé rende la questione complicata: un voto segreto o un voto trasparente? Nel primo caso i giochi di prestigio potrebbero farli non solo i centristi reduci dalla scissione di Monti e Casini, ma anche i grillini che potrebbero votare contro la decadenza di Berlusconi, in modo tale da riversare tutte le colpe sull’incapacità e sull’inesistenza di una compattezza del Partito Democratico.

E intanto le parole di Danilo Leva, responsabile della Giustizia del PD, affermano con chiarezza: “Sulla legge Severino non vi è nulla da interpretare. E’ stata interpretata dalla giurisprudenza visto che è stata applicata già in 37 casi. La legge Severino non produce effetti di natura penale, quindi c’è poco da riflettere ma solo smettere di cercare scappatoie inesistenti”. Della stessa idea è Casini che si proclama come garantista e deciso a non cambiare la legge del voto segreto.

In attesa del ventinove ottobre quindi, le consultazioni interne ai partiti potrebbero fare la differenza sulla sorte di Berlusconi che, decadenza o no, è costretto a fare la conta di quanti nell’ultimo periodo gli abbiano preferito Alfano. Non si parla di tradimenti ma di differenti correnti di pensiero che però sembrano minare l’immagine di compattezza che invece il partito dava di sé subito dopo le elezioni che hanno poi portato al governo Letta.
Una settimana di tempo per decidere i nuovi assetti politici sarà sufficiente?

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