Addio a Franco Rossi, colonna del giornalismo sportivo italiano

Quando un grande personaggio del mondo del giornalismo sportivo ci lascia, per tutti noi appassionati del pallone o di qualsiasi altra disciplina è quasi come se a mancare fosse una persona conosciuta. Per Franco Rossi vale lo stesso. Con le sue disamine spesso pungenti e il sarcasmo, unite a una competenza sul calcio davvero eccezionale, il grande giornalista toscano ha intrattenuto diverse generazioni, prima grazie agli articoli sulla carta stampata, poi con le comparsate in vari programmi come Controcampo o Telenova.

La vita
Marsciano, paesino della Toscana vicino all’Umbria, deve avere qualcosa di particolare nell’aria. Lì nel ’44 nacque Franco Rossi e dopo qualche anno anche Giancarlo Antognoni. Due istrioni, uno con le parole, l’altro con il pallone tra i piedi, con la capacità di entrare nei cuori degli sportivi da ingressi diversi. Rossi inizia presto a scrivere, prendendo come modello il grande Brera. Da quel momento la sua carriera è un crescendo, che lo porta a collaborare con i principali quotidiani italiani e a ricevere alcuni importanti riconoscimenti come il Premio Coni, il Premio Gianni Brera, il Premio Nazionale Torretta e il Premio Beccali. Negli anni 90 la folgorazione: scopre la televisione e inizia le ospitate negli studi televisivi, dove la sua carica dirompente fa breccia, portando anche Mediaset a convocarlo tra gli opinionisti di Controcampo.

I suoi interessi calcistici erano lo specchio della sua grande curiosità intellettuale e, oltre al campionato italiano, spaziavano dal Brasile al Giappone, dove collaborava con lo Yomiuri Shimbun (quotidiano più letto nel paese del sol levante) tenendo una rubrica fissa.

A causa della malattia non partecipava da tempo alle diverse trasmissioni, ma su Twitter era ancora attivo e rispondeva ai suoi ammiratori che nell’ultimo periodo la sua condizione era molto migliorata. Anche il suo blog era stato aggiornato di recente, con la pubblicazione di un articolo dell’amico Gianni Venati, direttore della già citata Telenova. Tra le varie sezioni quella che forse rappresenta maggiormente Franco Rossi è quella delle sue personali regole del buon giornalista, un pezzo che tutti coloro che aspirano a intraprendere la professione dovrebbero leggere almeno una volta.

Ma la frase a mio parere più significativa è quella che scrisse dopo la partita tra Manchester City e Qpr, vinta dai Citizens dell’amico Mancini: “Il calcio non è uno sport, non è un gioco e non è uno spettacolo: è un’emozione“. Grazie di tutto, Franco.

Foto: Il giorno.it

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