Felice Natalino, storia di un sogno realizzato a metà

Nella vita, come nel calcio, non sempre basta il talento per emergere. A volte manca la giusta attitudine mentale, ed anche quando sono presenti tutti gli ingredienti giusti per incamminarsi verso un futuro sportivo radioso, il destino baro ci mette del suo. Questo è il caso di Felice Natalino, ragazzo di Lamezia Terme che ha toccato con mano il sogno di affiancare grandi campioni in un club prestigioso come l’Inter, un sogno che però si è avverato solo a metà, a causa di un cuore difettoso.

Natalino, già dai tempi delle giovanili del Crotone, sembrava davvero uno con le stimmate del campione: classe, tempi di chiusura perfetti e piede destro vellutato ne facevano un potenziale “craque” sulla fascia destra, tanto da fargli attraversare praticamente tutte le categorie della nazionale azzurra, fino all’Under 19. L’Inter lo nota e, in compartecipazione col Genoa, decide di acquistarlo per la cifra di 1.2 milioni. Un investimento importante su un ragazzo così giovane, ma che già dalle partite in precampionato mostra all’allora tecnico nerazzurro Benitez tutte le qualità che gli venivano riconosciute.

Nella stagione ufficiale debutta anche in campionato, subentrando a Santon in Inter-Parma, per poi giocare anche da titolare in una partita giocata a Roma contro la Lazio. Con l’arrivo di Leonardo Felice non giocherà più, ma Moratti e la dirigenza continuano ad avere molta fiducia in lui e lo prestano al Verona in Serie B. La sua sfortuna inizia proprio in quel momento: per un’assurda questione burocratica è costretto a saltare i primi 6 mesi, e quando torna si decide di rimandarlo al Crotone, vicino casa sua, ma nemmeno lì trova terreno fertile per la sua crescita.

Di ritorno alla base, Natalino si ritrova fuori dal giro che conta, ma determinato a risalire la china, come solo chi vuole davvero realizzarsi è in grado di fare. Ma a febbraio di quest’anno ecco la mala sorte torna a colpire, e stavolta la botta è di quello che stordiscono: mentre era a casa viene colpito da un malore al cuore, e quando viene ricoverato i medici gli diagnosticano un’aritmia cardiaca. Nemmeno l’impietosa diagnosi scoraggia Natalino, che vuole provare lo stesso a tornare, ma il 30 ottobre comunica ufficialmente tramite la pagina di twitter che la sua carriera calcistica non può continuare oltre.

In realtà la normativa meno restrittiva presente in alcuni campionati esteri gli consentirebbe di giocare, ma il ragazzo, in questo senso, ha le idee molto chiare: “Sono io che non voglio sforzare il mio cuore. Non si tratta di avere un nulla osta agonistico, senza il consenso del mio il medico, Simone Sala del San Raffaele, non avrei mai fatto nulla di più che quello che faccio ora“. Memore anche degli episodi che hanno coinvolto diversi giocatori (come Muamba e gli spagnoli Puerta e Daniel Jarque, oltre al giovane Morosini), Natalino ha deciso che la salute è troppo importante per rischiare di comprometterla.

Da ragazzo con la testa sulle spalle e per niente abbattuto, si iscrive all’Università e inizia ad aiutare il padre nella scuola calcio di famiglia. Un esempio il suo che deve servire da guida per tutti coloro che in un modo o nell’altro non riescono a sfondare, anche non avendo il talento del ragazzo calabrese. Perchè la vita non finisce su un campo di calcio.

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