Inter e Roma, macchine da gol senza centravanti

L’Inter, con le tre reti segnate ieri contro Udinese, è sempre più il miglior attacco della Serie A: 27 le reti segnate fino ad ora. Il bottino è stato senza dubbio arricchito con la goleada al Sassuolo (0-7), ma c’è da dire che l’Inter in questa stagione è stata a secco in fase realizzativa solo una volta, contro la Roma. Proprio i giallorossi, che hanno anche la miglior difesa (soltanto 2 reti subite), condividono questo primato con gli uomini di Mazzarri.

Inter e Roma, nelle loro manovre offensive, riescono a trovare più spazi quando non hanno un centravanti di ruolo. I due tecnici puntano sulla versalità degli interpreti, e che interpreti. Nel caso della Roma il discorso passa attraveso il suo capitano, Francesco Totti, e i suoi colpi di classe. In realtà, con la sola eccezione di Luca Toni, i giallorossi nelle ultime stagioni non hanno mai avuto un centravanti puro, anche perchè nella stagione 2005-2006 Luciano Spalletti trasformò Totti in attaccante atipico, in realtà direttore d’orchestra della fase offensiva. In questo senso Rudi Garcia ha costruito l’attacco intorno a lui, schierando altre due punte veloci, per cercare di sfruttare gli ampi spazi che si creano grazie alla tessitura di un gioco basato sull’inventività e sulla tecnica ma che non dà nessun punto di riferimento, come invece è costretta a fare quando si utilizza una vera punta, come nel caso di Borriello.

Stesso discorso in casa nerazzurra dove la ‘cura Mazzarri’ funziona. L’Inter nella versione attuale appare come una truppa con la ritrovata voglia di lottare in ogni angolo del campo. I giocatori coprono bene tutti gli spazi del campo, sono concreti e aggressivi in mezzo, riuscendo a sfruttare al meglio le abilità di Palacio. L’argentino, finito ancora una volta in copertina, è il vero valore aggiunto. La sua capacità di svariare permette l’inserimento dei centrocampisti, e non è un caso che l’Inter sia riuscita a mandare in rete ben undici giocatori diversi. Gli esempi di Inter e Roma dimostrano come i concetti di attaccante e di fase offensiva siano ormai definitivamente cambiati anche in Italia.

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