L’Aquila, sprechi e criminalità nella ricostruzione

Le mani della criminalità sugli appalti. E’ questo l’atto d’accusa di Søren Søndergaard deputato danese della Sinistra Unitaria e membro della Commissione di controllo del bilancio (Cont) di Bruxelles alla ricostruzione post-terremoto de L’Aquila. La sua relazione sul periodo della ricostruzione dopo il sisma – che nel 2009 portò a 308 morti, 1.500 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni – sarà discussa il 7 novembre prossimo al Parlamento Europeo.
Il documento, presentato in anteprima nella sala del Consiglio regionale de L’Aquila ieri mattina, 4 novembre, è il frutto di una serie di viaggi che il deputato europeo ed il suo collaboratore Roberto Galtieri hanno realizzato come inviati dell’Ue a partire dal 2010.

La situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa”, si legge nel documento, nel quale si parla di appartamenti costati il 158 per cento in più del loro valore di mercato, fissato intorno ai 1.153 euro a metro quadro, nonché di calcestruzzo e pilastri pagati – rispettivamente – 4 e 21 milioni in più del dovuto. Il tutto con i soldi dei contribuenti europei e non del governo italiano, nonostante le promesse dell’ex premier Silvio Berlusconi.

Oltre a non presentare alcun riferimento ai fondi europei, Søndergaard lancia l’allarme sugli edifici del progetto MAP (Moduli Abitativi Provvisori, che l’Europa ha finanziato con 144 milioni di euro), realizzati con “materiale decisamente scarso”, con “impianti elettrici difettosi” ed “intonaco infiammabile” – che hanno portato ad esempio all’incendio della MAP di Monticchio – tanto che la magistratura è stata costretta a far evacuare alcune famiglie, come le 54 ospitate a Cansatessa, dove “la persona responsabile per l’appalto pubblico è stato arrestato e altre dieci persone sono sotto inchiesta”.

L’Europa, sostiene Søndergaard nel suo j’accuse, ha però un ruolo importante nella vicenda: quello cioè di aver lasciato correre, di non aver posto un freno ai conti impazziti e, addirittura, aver preso per buoni dati “apparentemente non corretti” trasmessi al Parlamento Europeo dal Dipartimento della Protezione Civile. Omesso controllo è l’accusa mossa a Bruxelles.
Nel report si parla anche di una rendicontazione top-secret, redatta dalla stessa Commissione bilancio dell’Unione Europea resa nota ai membri del Cont solo il 15 luglio 2013, a patto che non se ne parlasse e non si prendessero appunti.

Attraverso la portavoce del Commissario alle politiche regionali, Johannes Hahn, la Commissione ha bollato come infondate le critiche arrivategli dal rapporto.

Non manca il coinvolgimento della criminalità organizzata, sia in maniera diretta – con i lavori affidati anche a società che non disponevano del certificato antimafia obbligatorio e trovando addirittura un latitante nei cantieri della Edimo, una delle imprese appaltatrici – che indiretto, con i fondi per i progetti MAP e CASE (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili, a cui sono stati destinati 350 milioni di euro) “pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata”.

Il deputato, infine, raccomanda al Parlamento europeo di chiedere all’Italia il rimborso dei fondi, qualora “nel futuro, derivasse profitto dai progetti finanziati dall’Ue”, in ottemperanza al divieto dei regolamenti Ue. Qualora ciò si realizzasse, l’Italia si troverebbe a dover restituire circa 350 dei 493,7 milioni di euro ricevuti.

[foto: ilgiornaledellaprotezionecivile.it/]

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