I Sassi di Matera, una bellezza ‘cinematografica’

“In Matera li morti stanno sopra li vivi” scriveva il cronista Eustachio Verricelli in Cronica de la città di Matera 1595-1596 poiché la notte i Sassi si illuminavano grazie ai lumini accesi dai loro abitanti che li facevano sembrare un cielo stellato agli occhi dello spettatore che li guardava dall’alto, come se il cielo, e quindi il mondo dei morti fosse al di sotto di quello dei vivi. Quest’immagine suggestiva ben descrive i Sassi, che rendono famosa Matera e ne rappresentano il centro storico, ovvero un’intera città scavata nella roccia calcarea formata da due grandi rioni: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, suddivisi dal Colle della Civita.

Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1993 i Sassi sono stati il primo sito del Sud Italia ad essere iscritto e costituiscono uno dei nuclei abitativi più antichi al mondo, che per la loro bellezza e l’importante valore storico hanno reso Matera la candidata ideale a diventare Capitale europea della cultura per il 2019, orgoglio ed emblema delle bellezze naturali di un Sud troppo spesso sottovalutato.

I primi insediamenti nella “Città di pietra” risalgono al Paleolitico, da allora i Sassi hanno fatto da casa a diverse persone sino allo sfollamento forzato del 1953, trasformandosi in un vero e proprio contenitore di testimonianze e reperti storici lasciati dai suoi abitanti attraverso i secoli. Ora i Sassi sono meta di turisti che ammirano quell’immenso groviglio di strutture in pietra e di vicoli dove trovano tracce di un passato arcaico grazie alle numerosissime Chiese rupestri scavate nel Tufo con i loro affreschi, e possono dilettarsi tra i numerosi locali e musei che si trovano nella città di pietra assistendo ad un perfetto e quasi surreale connubio di antico e moderno.

La bellezza dei Sassi e l’unicità che li caratterizza li hanno resi la location perfetta per numerosi film italiani e internazionali. Protagonisti di Viaggio al Sud di Carlo Lizzani, documentario del 1949 e di Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi nati sulla scia del successo del libro di Carlo Levi i Sassi sono stati la scenografia ideale per diversi registi che hanno scelto Matera per ambientare le loro storie o che li hanno utilizzati per rappresentare altro, trasfiguarandoli di volta in volta per adattarli alle loro esigenze.

Per il loro status di simbolo dell’Italia meridionale sono stati usati molte volte per rappresentare il Sud il generale. Come la scenografia di un teatro ogni volta i Sassi si sono trasformati, grazie alla magia del cinema, in diverse cose: nel 1953 sono diventati un paesino siciliano grazie a La Lupa di Alberto Lattuada o a Giuseppe Tornatore che ha vi ha girato le prime scene del suo L’uomo delle stelle.
Più volte sono stati scelti per rappresentare la città di Gerusalemme in diversi film a tema biblico: la prima nel 1964 con Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, poi nel 1984 con King David di Bruce Beresford, con l’acclamato The Passion di Mel Gibson del 2002 e infine con Nativity di Catherine Hardwicke nel 2006.

Non è solo il filone biblico, inaugurato da Pasolini e reso celebre da Mel Gibson ad essere rappresentato a Matera, ma anche il suo “contrario”, basti pensare a Omen-Il presagio l’horror diretto da Richard Donner nel 2006. Anni addietro anche la favola con Sofia Loren C’era una volta ha trovato nei Sassi l’ambientazione perfetta per riprodurre le atmosfere fiabesche.

Anche nella letteratura troviamo diversi riferimenti ai sassi, l’immagine del cielo visto dall’alto di Verricelli ha ispirato anche altri scrittori come Giovan Battista Pacichelli che nel suo Il Regno di Napoli in Prospettiva scriveva:
“La città è di aspetto curiosissimo, viene situata in tre valli profonde nelle quali, con artificio, e sulla pietra nativa e asciutta, seggono le chiese sopra le case e quelle pendono sotto a queste, confondendo i vivi e morti la stanza. I lumi notturni la fan parere un cielo stellato.
Giovanni Pascoli ebbe il suo primo incarico come insegnante proprio a Matera e ne definì i suoi luoghi “sinistramente belli”. In alcune lettere alla sorella ne denunciava l’arretratezza tipica di un Sud lasciato solo dal resto d’Italia ed affermava che fra tutte le città visitate “Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia”.

Il riferimento letterario più famoso sui Sassi e sulla Basilicata in genere è sicuramente Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi che racconta l’esperienza vissuta dallo scrittore torinese condannato per antifascismo al confino nel paese lucano di Grassano e poi ad Aliano tra il 1935 e il 1936. Pubblicato a dieci anni di distanza il libro è una testimonianza di grande valore sulla situazione del Sud e un’importante denuncia nell’ambito della Questione meridionale.

Nel libro Levi ha fornito un ritratto dell’Italia contadina con i sui riti e le sue tradizioni più antiche, ecco come ha descritto lo splendido scenario dei Sassi di Matera, come appariva agli occhi della sorella, appena arrivata alla stazione della città:
La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante (…). Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.

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