Borja Valero, il maratoneta del centrocampo dai piedi fatati

Quando nell’estate dello scorso anno la Fiorentina annunciò l’acquisto di un centrocampista spagnolo proveniente da una squadra retrocessa nella Liga, il Villareal, nemmeno il più sfegatato dei tifosi viola fece i salti di gioia. In fondo quel Borja Valero Iglesias non aveva mai fatto parte del giro della nazionale (solo una presenza, nel 2011) e i precedenti dei calciatori spagnoli in Italia facevano venire la pelle d’oca: basti pensare ai vari Mendieta, Javi Moreno, Ivan De la Pena, tutti arrivati con grandi speranze, tutti naufragati nelle profonde acque del fallimento. Inoltre, prima di arrivare a militare nella squadra della cittadina che fa parte della comunità valenciana, la sua carriera non sembrava quella di un calciatore di primo livello: prima l’esordio con il Real Madrid (dove giocò solo due spezzoni di gara in tutta la stagione), poi il passaggio al Maiorca e l’approdo in Premier League, tra le fila del West Bromwich. Infine, dopo una buona stagione ancora al Maiorca, l’arrivo al Villareal.

Ma a coloro che riuscirono a osservare qualche partita del “sottomarino giallo” fu subito chiaro che quel ragazzo era un giocatore speciale, un vero e proprio maratoneta del centrocampo, che però ai polmoni del mediano classico tanto cari a Ligabue abbinava una classe degna del più raffinato dei trequartisti. I dirigenti del Napoli, che se lo ritrovarono come avversario nel girone di Champions, si innamorarono del calciatore, ma il lavoro ai fianchi di Daniele Pradè, che lo seguiva già dai tempi in cui era D.s della Roma, lo convinse ad abbracciare l’ambizioso progetto viola.

Fin dalle prime partite fu chiaro a tutti che quello di Borja Valero era molto di più di un buon acquisto. Montella nel suo centrocampo di palleggiatori gli trovò subito un posto, e il ragazzo di Madrid iniziò ad inanellare una serie di prestazioni di altissimo livello, che gli hanno consentito di essere il calciatore con la miglior media voto in Serie A, oltre che il terzo miglior assistman (dietro ad Hamsik e Totti). Insieme ai vari Pizarro, Aquilani e Cuadrado costituiva il motore di una squadra spettacolare e tecnica, che solo a causa di episodi sfortunati non è riuscita a centrare il terzo posto che le avrebbe consentito di disputare i preliminari di Champions.

Nel corso dell’anno poi Valero, oltre alla classe sul terreno di gioco, ha dimostrato anche una particolare sensibilità umana, quando tramite il suo profilo di Twitter ha espresso solidarierà verso i 129 giornalisti licenziati nel novembre del 2012 da “El Pais”, noto quotidiano sportivo spagnolo.

Quest’anno la Fiorentina ha cambiato tanto, molti giocatori sono andati via e diversi altri sono arrivati, ed anche il modulo adottato è diverso, ma la presenza in campo di Borja Valero è una costante immutabile.
Nel 4-3-3 il suo ruolo è un po’ diverso, più da interno che da regista, ma ciò ha influito poco sul rendimento, dato che nelle prime 17 partite di quest’inizio di stagione ha già segnato un numero maggiore di reti rispetto all’intera stagione passata, ed è già a quota 6 assist. L’esempio più fulgido della sua importanza per il gioco della Fiorentina è la partita col Pandurii, completamente ribaltata negli ultimi minuti grazie all’ingresso in campo nel secondo tempo dello spagnolo, con il goal della vittoria segnato all’ultimo respiro.

Il contratto in scadenza nel 2016 ha iniziato ad ingolosire diversi club europei, ma la Fiorentina è pronta a blindarlo con un prolungamento di contratto (a cifre molto superiori rispetto a quelle percepite attualmente) fino al 2017, con una clausola rescissoria vicina ai 30 milioni di euro. Perché quando si trova un tesoro inaspettato come Borja Valero, meglio tenerselo stretto.

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