Il disastro della Prestige rimane senza colpevoli

Si conclude con un’assoluzione il caso Prestige. La petroliera che il 13 novembre del 2002 rimase gravemente danneggiata e lasciata per sei giorni in balia delle onde. Affondò sei giorni dopo, il 19 novembre sulle coste al largo della Galizia, dopo essersi spezzata in due tronconi e riversando in mare 63 mila tonnellate di greggio. Una enorme marea nera che inquinò le coste di Spagna, Francia e Portogallo.

Dopo 11 lunghi anni, e dopo un processo durato nove mesi, gli imputati ritenuti responsabili di quella catastrofe sono stati assolti. Si tratta del comandante della petroliera, Apostoloso Mangouras, il capo macchine, Argyropoulos Nikolaos, e l’allora responsabile della Marina Mercantile, José Luis Lopez-Sors. Tutti e tre sono stati assolti dall’accusa di reato contro l’ambiente. Il comandante è stato condannato a nove mesi di reclusione solo per il reato di disobbedienza, per essersi rifiutato di far rimorchiare la nave. Detenzione che non sconterà per limiti di età (78 anni).

Per gli imputati inizialmente la Procura aveva chiesto pene tra i 5 e i 12 anni di reclusione per crimini contro l’ambiente. Con questa sentenza non dovranno pagare neanche i danni, stimati in circa 4.300 milioni di euro. La compagnia assicuratrice della nave, invece, dovrà pagare i danni civili.

La sentenza non ha ritenuto i tre imputati direttamente responsabili della sciagura e delle gravi conseguenze ambientali, ma ha stabilito che l’incidente fu causato da un cattivo stato di manutenzione e conservazione della petroliera.

Si chiude così quello che è stato definito il più grande disastro ambientale europeo. Senza colpevoli.

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