Nato in utero in affitto, tolto ai genitori

Sottratto ai genitori perché nato da un utero in affitto. È quanto accaduto ad un bambino di due anni della provincia di Cremona. I due genitori si erano rivolti ad un centro specializzato ucraino per affittare un utero. Ovvero pagando perché un’altra donna portasse avanti la gravidanza. Il centro sostiene di aver inviato il kit per il prelievo degli spermatozoi alla coppia. Seme congelato che è poi stato inviato per posta, impiantato nell’utero della madre surrogata e da cui sarebbe poi nato il bambino. Costo complessivo dell’operazione, 30 mila euro. Ma sembra che né lo sperma, né l’ovulo sia dei genitori italiani, come è emerso dall’analisi del DNA.

Il bambino è stato dato in affido su decisione del Tribunale dei minori di Brescia e la coppia, oltre a vedersi sottrarre il bambino, è ora sotto processo per alterazione di stato. La legislazione italiana infatti, come stabilito dalla discussa legge 40/2004 recante “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, non consente l’affitto dell’utero. La seconda udienza del processo è stata fissata per il 14 gennaio.

Non è il primo caso in cui una coppia si reca in un Paese terzo per risolvere i problemi di infertilità e poter così realizzare il sogno di avere un figlio. E anche in questo caso tutto fila liscio finché, dopo aver registrato all’anagrafe di Kiev il bambino come figlio della coppia, questi non tornano in Italia e qualcuno segnala alla Procura il fatto che la donna non sia mai stata incinta. Partono così le indagini e l’allontanamento del bambino, che nel frattempo aveva compiuto un anno e mezzo. Oltre alla denuncia della coppia per alterazione di stato.

Nel frattempo, dal centro ucraino contattato fanno anche sapere che l’esame del Dna metterebbe in dubbio la paternità naturale. Sollevando dubbi sulla provenienza del seme inviato dalla coppia.

L’avvocato Cecilia Rizzica di Roma, legale dei genitori con il collega Giovanni Passoni, secondo quanto riportato dal Messaggero, dichiara che “bisogna sollevare il caso a livello politico, perché la maternità surrogata è riconosciuta in diversi Paesi. Il nostro Ministero degli Esteri ne prende atto, poi, però, invia alle ambasciate circolari, nelle quali si sollecita di avvisare i genitori che una volta arrivati in Italia il bambino verrà loro tolto e loro saranno denunciati. Il legale sottolinea che “tra l’altro, si sta parlando di bambini già nati.”

La deputata del PDL Eugenia Roccella è intervenuta ieri proprio su questo caso, ricordando come in situazioni simili sia sempre il minore a rimetterci con queste pratiche di maternità, definite dalla stessa deputata frammentarie.

Come già ricordato, in Italia la legge 40/2004 stabilisce che alle tecniche di procreazione assistita possono accedere «coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi», vietando il ricorso a tecniche di fecondazione eterologa. La crioconservazione degli embrioni è consentita in caso di momentanea e documentata causa di forza maggiore, non prevedibile al momento della fecondazione.

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