La Svizzera dice No al tetto per gli stipendi dei top manager

La Svizzera dice no all’iniziativa della Gioventù Socialista che, con l’iniziativa 1:12, chiedeva al popolo elvetico di esprimersi sulla necessità di stabilire ufficialmente che un manager non possa guadagnare in un mese più di quanto guadagna il meno pagato degli operai della stessa azienda in un anno. In senso negativo si sono espressi il 65,3 per cento dei votanti e tutti i 26 cantoni del Paese.

Abituati al pragmatismo e orientati in senso conservatore, il governo, il parlamento federale, nonché alcune delle più importanti industrie e società che hanno la loro base operativa proprio in Svizzera come la Novartis o Zurich, hanno incassato il successo che erano quasi certi di ottenere. Con il consenso anche degli esperti, avevano prospettato il rischio di un tracollo economico e del sistema previdenziale del Paese con un trasferimento da parte di molte società in altri Stati.

Bisogna però ricordare che nei mesi scorsi, il 3 marzo, quasi il 68% dei votanti e tutti i cantoni hanno approvato “l’iniziativa Minder” (dal nome del piccolo imprenditore che l’ha lanciata), che di fatto frena in parte la tendenza alle maxi retribuzioni, stabilendo che nelle società quotate i compensi dei manager debbano passare dall’assemblea degli azionisti. Dall’anno prossimo la “legge Minder” sarà in vigore. Per molti svizzeri questo era ed è un passo sufficiente.” Si legge su Il sole 24 ore.

Naturalmete anche quella proposta ha dovuto affrontare una ferma opposizione, che ha visto dalla sua parte Ulrich Thielemann, esperto di etica economica. Il quale giudica molto pericolosa l’iniziativa, poiché darebbe troppo potere decisionale agli azionisti delle società. Il dottor Thielemann, come dichiarato in una intervista a swissinfo.ch, dichiara che “La ragione più profonda dell’esistenza di retribuzioni milionarie non è solo l’avidità dei manager, ma l’avidità degli azionisti. [….] I bonus non diminuiranno, ma probabilmente continueranno addirittura ad aumentare. L’esito dell’iniziativa in realtà è molto pericoloso, perché attraverso l’elezione annuale del consiglio d’amministrazione spalanca le porte alle cosiddette “cavallette” che saccheggiano una società e poi vanno avanti altrove.” E che per risolvere definitivamente la questione sia necessario “affrontare il problema dell’ordinamento giuridico. Concretamente si dovrebbe limitare la parte variabile delle rimunerazioni.”

Non resta che attendere per verificare se, e fino a che punto, il referendum svizzero avrà qualche ripercussione a livello mondiale.

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