“Se muore il Sud”, un libro dà voce alla denuncia

Non si tratta di fanatico meridionalismo, né della ricerca di capri espiatori: è l’immagine netta e reale che viene fuori dalla penna di due noti giornalisti. Se muore il Sud, il nuovo libro inchiesta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, uscito nelle librerie italiane lo scorso 27 novembre (edito dalla Feltrinelli), racconta il Meridione, i suoi problemi, i disagi di coloro che vi vivono, con una denuncia serrata e severa di coloro che ne hanno permesso il degrado, classe dirigente in primis.

Una terra che vanta luoghi meravigliosi, tesori artistici e culturali, risorse economiche come l’agricoltura e il petrolio, eppure il Sud-Italia vive da sempre una crisi senza fine. «Fa venire il sangue al cervello, per chi come noi ama il Mezzogiorno, ripercorrere le occasioni perdute di ieri e oggi»: due giovani su tre disoccupati e la regione Sicilia butta 15 milioni per 18 apprendisti fantasma; 11 miliardi stanziati per l’emergenza rifiuti e in Campania aumentano continuamente i morti di cancro; la Sicilia con 1.500 chilometri di coste e sei siti UNESCO non riceve neanche un decimo dei turisti delle più piccole Baleari. Dati, cifre e aneddoti si susseguono mostrando le contraddizioni e l’abbandono in cui versa il sud del nostro Paese.

La coppia di giornalisti lancia le sue denunce senza remora alcuna, portando al banco degli imputati la classe dirigente: quella del Sud, ovviamente, incapace e corrotta, che ha sempre spadroneggiato grazie alla connivenza con la malavita e con una parte dei cittadini meridionali. Ma anche quella del Nord, che si è approfittata del Sud per talune situazioni (lo smaltimento dei rifiuti delle industrie del Nord in Campania ne è un esempio) per poi abbandonarlo a se stesso. Un abbandono non solo economico, ma anche e soprattutto culturale: il Meridione è ormai dato per perso, e sempre meno si sente parlare di questione meridionale e interventi nel Mezzogiorno.
È un terzo di Italia che viene ormai dato per perso.

Dal libro di Stella e Rizzo emergono però anche delle speranze, e la metafora proposta dagli autori sulla nave Concordia è calzante: se da un lato c’è il napoletano Schettino, dall’altro troviamo il comandante Giorgio De Falco, anch’egli napoletano, colui che gridò di tornare a bordo. Perché il Sud può riprendersi ed essere all’altezza della modernità se c’è chi vi vuole investire, come i due giovani laureati che un paio di anni fa a Monopoli, in Puglia, hanno progettato e realizzato aerei civili ultraleggeri venduti oggi in più di 53 Paesi, dando lavoro a 70 famiglie.

Atteso nelle librerie dopo il successo di La casta, il nuovo Se muore il Sud vuole smuovere le coscienze di tutta l’Italia. Perché «Se muore il Meridione d’Italia muore il Paese».

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