Veterano americano arrestato in Corea, aveva combattuto lì 60 anni fa

Arrestato appena prima di decollare da Pyongyang con l’accusa di “atti ostili“. E’ successo a Merrill Newman (85 anni, californiano). L’uomo non ha potuto far altro che seguire le autorità nordcoreane giù dal volo che l’avrebbe riportato a casa. Tutto questo è avvenuto il 26 ottobre, dopo dieci giorni in cui Newman aveva vissuto la Corea del Nord da turista. Newman era un veterano della guerra di Corea che gli Usa hanno combattuto dal 1950 al ’53: la nostalgia ed il desiderio di far pace con il proprio passato si sono scontrati con l’intransigenza del regime di Pyongyang.

Secondo la Kcna (l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana), infatti, Newman si sarebbe resto colpevole di “azioni di spionaggio ed attività sovversive contro la Repubblica popolare democratica di Corea ed è stato coinvolto nell’uccisione di personale di servizio dell’Esercito del popolo coreano e di civili innocenti“. Inoltre, il veterano “ha perpetrato atti contro la dignità e la sovranità della Dprk e calunniato il suo sistema socialista, contrariamente agli scopi del viaggio”. Avrebbe inoltre tentato di mettersi in contatto con soldati da lui addestrati durante la guerra, portando con sé un e-book in cui veniva criticato il regime di Pyongyang.

Da una parte, dunque, le accuse del governo nordcoreano, dall’altra un ex ufficiale di fanteria che, prima di partire, aveva affermato di voler tornare nei luoghi di battaglia seguendo la stessa nostalgia che spinge i soldati dello sbarco in Normandia a tornare su quelle famose spiagge. Ad aggravare la posizione di Pyongyang, inoltre, ci sono le precarie condizioni di salute di Newman: il figlio Jeff ha fatto sapere che l’anziano soffre di cuore, chiedendone la liberazione “per motivi umanitari”. Secondo la famiglia infatti il tutto sarebbe solo un grosso equivoco.

Newman, partito dalla Cina alla volta di Pyongyang insieme all’amico Bob Harmlda, non aveva incontrato problemi durante il suo soggiorno in Corea. Solo alla vigilia della partenza ci sarebbero stati i primi scricchiolii: una conversazione un po’ troppo azzardata con alcuni coreani (forse proprio le guide turistiche?), qualche parola di troppo sulla guerra, la preoccupazione di essersi spinto troppo in là. “Dopo quel colloquio era turbato, mi aveva detto che non era andato bene”, riferisce Harmla. Il giorno dopo, l’arresto.

Sulla carta, Corea del Nord e Stati Uniti non hanno mai smesso di essere nemici: nel 1953 una tregua fissò il confine tra le due coree al 38° parallelo, ma effettivamente non è mai stata firmata nessuna pace. La diplomazia statunitense sta “lavorando duramente” per trovare una soluzione al caso di Newman, come ha affermato Glyn Davies (il responsabile americano per la Corea del Nord); a far da tramite tra le due nazioni c’è l’ambasciata della Svezia, che cura gli interessi americani in Corea del Nord.

Mentre si cerca una via diplomatica per risolvere la questione, l’agenzia statale coreana ha rilasciato un video in cui lo stesso Newman legge una dichiarazione di quattro pagine datata 9 novembre, in cui ammette di essere stato “colpevole di crimini con il governo e la popolazione coreana”, chiedendo perdono per le sue colpe. La dichiarazione suscita ancora dubbi (l’inglese stentato ed il tono forzato danno da pensare), ma forse in questo modo il rientro dell’anziano veterano in patria sembra già meno lontano.

[Foto: washingtonpost.com]

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