Stamina, sì del Tribunale dell’Aquila per la piccola Noemi

Dopo l’ordinanza di ieri del Tribunale dell’Aquila, con cui è stata concessa la somministrazione del Metodo Stamina per Noemi, diciotto mesi, il Ministero della Salute e la comunità scientifica nutrono ancora qualche riserva; i genitori della bambina, al contrario, sono raggianti: “Finalmente una buona notizia, dopo tanto siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo per la nostra piccola Noemi. Adesso aspettiamo la chiamata degli ospedali Civili di Brescia” dichiara Andrea Sciarretta, il padre della bambina.

La notizia è arrivata ieri sera: Noemi, la bambina affetta da SMA (atrofia spinale muscolare), raggiungerà presto l’ospedale civile di Brescia, dov’è possibile sottoporsi alla somministrazione di cellule staminali. L’unico rischio, ora, è che la lista d’attesa sia troppo lunga.
Se non dovesse arrivare la chiamata di Brescia, invito il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, a dare seguito a quanto dichiarato a più riprese circa il diritto di Noemi ad accedere al metodo Stamina tramite le cure compassionevoli“, continua Sciarretta. “In Abruzzo ci sarebbe la possibilità di fare le cure con il metodo Stamina all’ospedale di Pescara, come ci è stato detto di recente negli incontri istituzionali che abbiamo avuto con lui e i consiglieri regionali“.

Noemi ha dovuto aspettare mesi prima del nullaosta per accedere al metodo Stamina, l’ultima spiaggia per i malati di malattie neurodegenerative come la sua. Infatti prima che il presidente del Tribunale Giovanni Novelli, il relatore Italo Radoccia e il giudice Maria Carmela Magarò concedessero l’ok per il trattamento, il 25 novembre scorso il giudice del lavoro Anna Maria Tracanna aveva rigettato la richiesta avanzata dai genitori di accedere alle cosiddette cure compassionevoli e, prima di lei, i genitori si erano visti porre lo stesso rifiuto da due giudici di Chieti.

Una prima svolta c’è stata mercoledì scorso, quando il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima la commissione scientifica alla quale si doveva l’opposizione ad una pratica che non poggia ancora su alcun assunto scientificamente provato. Per ora, infatti, l’infusione di cellule staminali nei soggetti malati sembra aver riscosso diversi successi, ma ancora non è chiaro in base a quale principio. Dunque, da una parte i medici si riservano di risalirvi -prima di continuare a somministrare la cura-; dall’altra però decine di genitori (si parla di malattie che colpiscono soprattutto bambini) sarebbero disposti a tutto pur vedere i propri figli guarire, dal momento che spesso si tratta dell’unica alternativa.
Sciarretta si era subito adoperato per ottenere le cure compassionevoli per la figlia: “Le cure compassionevoli devono fare loro il percorso, devono andare avanti, se il comitato scientifico non era giusto anche quello che aveva attestato viene in un certo senso sbugiardato“.

Soddisfatto anche Emilio Nasuti, consigliere regionale del Gruppo Misto e presidente della commissione Bilancio, che da quest’estate si è occupato della questione Stamina in Regione. “È una bellissima notizia, finalmente c’è un Abruzzo intero che si muove in modo sinergico rispetto a quella che può essere la caratteristica dirimente di una problematica ormai mondiale“.
L’Abruzzo infatti è stato la prima regione, nel luglio scorso, ad individuare delle strutture per far partire la sperimentazione, non appena l’Istituto Superiore di Sanità concesse (era il primo agosto) la possibilità di dare inizio alla sperimentazione.

La ricerca sugli effetti di questo metodo è ancora in corso, dunque. Tuttavia, tanto non si è sicuri della sua efficacia quanto non lo si è del contrario: è per questo che, forse, Noemi potrebbe farcela.

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