Sapienza, corteo contro l’austerità. Scontri tra studenti e polizia

L’università è di chi la vive, non di chi la distrugge“. Vergate a caratteri cubitali su un enorme striscione, ieri mattina queste parole hanno fatto il giro della Sapienza. Ieri era infatti stata indetta una giornata di mobilitazione contro l’austerity, cogliendo l’occasione di un congresso sulla green economy, “La Natura dell’Italia”, a cui hanno partecipato diversi componenti del Governo, tra cui i ministri Lorenzin, Saccomanni, Orlando e Giovannini. Era prevista anche la presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di Enrico Letta, i quali tuttavia non si sono presentati. Napolitano ha inviato un messaggio, mentre Letta è intervenuto con un video.

Di certo i ministri non erano i benvenuti: fuori dall’Aula Magna, dove si è svolta la conferenza, centinaia di studenti si sono raccolti in un corteo di protesta. Non sopportavano che i diretti responsabili della stessa politica di austerity che ha imposto tanti tagli all’università sedessero lì dentro, a pochi passi dalla loro realtà: “L’università non è una passerella per i responsabili dell’austerity“, le urla di protesta.

La manifestazione intendeva infatti scagliarsi principalmente contro l’austerità piuttosto che contro la green economy, anche se quest’ultimo tema era comunque tra quelli caldi. “Quale sarebbe il concetto di Green Economy di questo Governo, quello della Tav? Quello delle grandi opere? Quello del Muos? Quello delle grandi navi? Quello dell’EXPO 2015? Forse gli ideali da cui si prende spunto per queste politiche sono quelli dell’Europa, della Troika, della BCE? E che infatti vedono entrare le politiche dell’austerity dentro l’università, nella ricerca, nel mondo del lavoro“, denuncia una studentessa intervenuta durante la conferenza, ma andata via prima di ascoltare la risposta alle sue domande.

Certo nell’aria la rabbia era tanta: gli studenti radunatisi all’ingresso del rettorato hanno lanciato petardi, fumogeni, bottiglie, uova e bombe carta; quando si sono avvicinati troppo al portone oltre il quale si stava svolgendo la conferenza, sono intervenuti i corpi di polizia.
La celere ha caricato sugli studenti, ferendone lievemente alcuni e fermandone un paio. I due sono stati rilasciati, non prima però di aver sollevato ancora più ira da parte degli studenti: “È stata un’aggressione immotivata e violenta contro gli studenti che si erano radunati nell’Università“, dichiara Alberto Campailla, Portavoce Nazionale di LINK – Coordinamento Universitario.

È un fatto di una gravità inaudita che reparti in tenuta antisommossa e camionette della Celere abbiano militarizzato totalmente l’Ateneo sferrando svariate cariche contro i manifestanti, alcuni dei quali sono stati addirittura fermati e rilasciati dopo qualche ora. Chiediamo un’immediata assunzione di responsabilità da parte del Rettore della Sapienza Luigi Frati e dei vertici delle forze dell’ordine che ancora una volta hanno represso con estrema violenza la mobilitazione studentesca“.
Vergognatevi“, urlano i ragazzi, “avete attaccato di spalle, vergognatevi! Fuori dall’università“.
E oggi non ve lo togliete il casco?“, si legge su un cartello. A far indignare ancora di più gli studenti è stata, oltre al resto, la presenza della polizia all’interno della città universitaria.

Il caos si è sentito fin dentro l’Aula Magna, dove ai ministri è stato consigliato di non uscire. Saccomanni ha abbandonato l’edificio solo verso mezzogiorno, accompagnato dalla scorta. Il rettore dell’ateneo, Luigi Frati, ha comunque tentato di sdrammatizzare: “Qualche botto di saluto, siamo vicini a capodanno. Ma la situazione è sotto controllo“.
Non proprio, dato che nel frattempo il corteo si ritrovava all’entrata della facoltà di Lettere, dove le lezioni sono state interrotte ed alcune aule occupate e da cui poi la protesta si è diramata in due tronconi, uno diretto verso l’edificio di Matematica. La celere è rimasta schierata nei pressi del rettorato per tutto il resto della mattinata, pronta ad assorbire l’arrivo del corteo.

Io sono per il dialogo” ha affermato il ministro Orlando, “ma non credo che il dialogo si sviluppi con le bombe carta“.

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