Per Berlusconi niente passaporto e il richiamo della magistratura

Ancora due schiaffi della magistratura a Silvio Berlusconi. Non bastava la condanna definitiva al processo Mediaset, con annessa interdizione dai pubblici uffici, ora anche il divieto del passaporto provvisorio per potersi recare al vertice del Ppe, accompagnato da una dura reprimenda che ricalca – a poche ore di distanza – le parole del Capo dello Stato sulla inopportunità di gridare ai quattro venti di fantomatici “golpe”, nello specifico 4 secondo il Cavaliere, “per non alimentare sulla protesta sociale in atto in questi giorni”. E a condire il tutto il “sollievo” che dai vertici del Partito popolare europeo sarebbe trapelato.

La sindrome di accerchiamento dell’ormai decaduto dal ruolo di senatore, Silvio Berlusconi, si arricchisce di un nuovo capitolo e rinfocola il dossier contro questo “potere” dello Stato con dichiarazioni dei suoi sodali.

Ieri sera, durante l’incontro per gli auguri natalizi, con i gruppi parlamentari, Berlusconi ha proseguito nella battaglia senza quartiere che combatte ormai da 20 anni. Attacchi contro tutti e contro tutto: magistratura e comunisti, in testa.

Lo spirito natalizio tarda a pervadere l’animo del Cavaliere, soprattutto dopo aver ricevuto questo “uno-due” da parte dei suoi tanto “odiati” giudici di Milano che gli hanno respinto la richiesta di partecipazione al vertice del Ppe a Bruxelles. “Quello che mi sta capitando, all’estero viene definito ‘coup d’Ètat’, un golpe tranquillo, senza esercito nelle strade, ma comunque un colpo di Stato. Noi dobbiamo comunicare tutte queste cose”. Come? Presto detto, considerato il periodo, con le Poste impegnate a smistare milioni di lettere di bambini a Babbo Natale, il Cavaliere ha deciso di effettuare il percorso inverso. “Manderò 2 milioni di lettere, a tutti coloro che avevano aderito a Forza Italia”.

Ma oltre al divieto temporaneo di espatrio, il Cavaliere si è dovuto sorbire anche la reprimenda del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che ha definito gli attacchi ai giudici “espressioni che ricordano teorie complottistiche” e, quindi, “non accettabili, un boomerang per la stessa politica”, mentre noi “abbiamo bisogno di istituzioni che si legittimano reciprocamente e non viceversa”.

Parole che hanno provocato l’ira di Berlusconi e rafforzato l’idea che dietro a tutto esista un unico regista: il Presidente Giorgio Napolitano. Per questo si prosegue dritti sulla strada dell’impeachment quando e se il Movimento 5 Stelle deciderà che sia ora di passare dalle parole ai fatti ed iniziare l’iter in Parlamento.

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