Narcopolis, sapori e umori trasgressivi per Natale

Bombay, la città che ha cancellato la sua storia cambiando nome e alterando chirurgicamente il proprio volto, è l’eroe o l’eroina di questo racconto, e siccome sono io a narrarlo e voi non sapete chi sono, diciamo che arriveremo al dunque, ma non subito, perchè adesso possiamo prendercela comoda.”

Inizia come un fiume in piena Narcopolis, esordio letterario di Jeet Thayil, poeta indiano molto apprezzato a livello internazionale giunto in vetta alle classifiche anglosassoni in un lampo grazie ad un’accoglienza entusiastica che lo incorona come autore di una delle più grandi opere letterarie contemporanee.

Rapito dalla narrazione fluida e schietta, che non lascia nulla in sospeso e non si preoccupa di essere brusca e d’impatto, il lettore penetra tra la foschia di una vecchia Bombay dal fascino decadente, animata da un vortice di personalità eccentriche che sopravvivono trascinandosi per le vie dei bassifondi. Sporcizia, escrementi e ricami di fumo azzurro provenienti dalle chandu khana, accolgono indiani e stranieri come la voce narrante di questo viaggio sotterraneo.

Dom Ullis fugge da New York e trova rifugio nella più famosa fumeria d’oppio della città, quella di Rashid e della prostituta Dimple, maestra nell’arte dell’amore lascivo e nella preparazione delle tradizionali pipe cinesi. Nel locale si intrecciano storie e caratteri, si incotrano vecchi hippy, poeti, filosofi ed artisti. Come Newton Pinter Xavier, pittore che vive ai margini dell’eresia per i suoi quadri grondanti sessualità e religione.

Nelle stanze del locale i clienti si perdono completamente nelle nubi lisergiche, assaporando l’intenso gusto della trasgressione che la saggia Dimple mescola sapientemente con riflessioni sui nodi che attanagliano la vita. L’amore, i rapporti tra individui, la morte e Dio. Mentre fuori, nella città dell’O. si aggira il feroce assassino del Patar Maar che, come un angelo apocalittico, uccide nella notte i più poveri ponendo fine alla loro sofferenza.

Attenzione, Narcopolis non è un libro dalla lettura semplice e neanche un manifesto spudorato al piacere dell’eccesso. Come in un Trainspotting all’indiana, i personaggi vivono con sfacciataggine la propria esistenza al margine, ma racchiudono in se stessi una profondità ancestrale che con assoluta delicatezza li porta a riflettere sul senso del mondo, intenzionati a sperimentare sulla propria pelle tutte le esperienze possibili. Testare ogni pietanza offerta sul tavolo, per poter arrivare ad una scelta più consapevole. Che sia questa condivisa o meno dalla buona condotta imposta dalla società.

Narcopolis non è solo un romanzo che parla d’oppio e dei suoi effetti, e per questo accostato ad opere letterarie come La scimmia sulla schiena di William Burroughs o Le confessioni di un mangiatore d’oppio di Thomas de Quincey. E’ un percorso adrenalinico tra i vaneggiamenti e la lucidità di Dom Ullis e i suoi compagni di fumeria, un quadro a tinte oniriche di Bombay e dei suoi cittadini, intenzionati a rivendicare le proprie idee oltre i liquami della gigantesca metropoli che tutto insudicia.

Consigliato per chi ama le emozioni forti, senza troppi tabù. Un regalo alternativo da trovare sotto l’albero, che vi lascerà qualcosa di dolce per la bocca e per gli occhi.