Lampedusa, deputato Pd si chiude nel Cie

Le polemiche dei giorni scorsi hanno mosso il deputato PD Khalid Chaouki fino all’atto concreto, una protesta che promette di essere tenace.
È partito da Roma diretto a Lampedusa e ha deciso di recarsi nel Centro di identificazione non solo per una visita. Ha voluto condividere l’esperienza di quegli uomini che vivono in una condizione estrema: gli immigrati che, stremati, sono naufragati sull’isola in cerca di speranza.

Ho deciso di rimanere qui perché dopo essere venuto qui questa mattina le condizioni non sono minimamente cambiate rispetto alla tragedia del 3 ottobre. Ho scoperto che ci sono ancora addirittura sette dei sopravvissuti a quella tragedia, che c’è un gruppo di siriani che dal 10 ottobre sono qui, che hanno fatto lo sciopero della fame, a partire dal giovane che ha avuto il coraggio di denunciare la situazione che abbiamo visto qualche giorno fa sul TG2” ha dichiarato Chaouki a La Repubblica.

Grazie ai social network in generale e soprattutto a Twitter, sono molte le informazioni accompagnate anche da istantanee che arrivano da Chaouki: non c’è una mensa, si mangia nel letto, infiltrazioni d’acqua, condizioni igieniche preoccupanti. Le persone che seguono la vicenda aumentano di ora in ora e presto sarà davvero impossibile ignorare tutto quello che gravita intorno ai centri di accoglienza che diventano delle prigioni o, come Erri De Luca ha definito quello di Lampedusa, un “Canile di Sicilia“. Anche a Roma si protesta in un Cie e forse la speranza che la Croce Rossa Internazionale si occupi della gestione dei centri sembra rassicurare rispetto alle immagini e ai racconti terribili che provengono da varie zone dell’Italia.

In merito alle dichiarazioni del ministro Alfano, Chaouki ha commentato: “Non mi pare che le cose siano come le descrive lui: ci sono più di 200 migranti che vivono qui da mesi, quando le norme internazionali prevedono una permanenza massima di 96 ore“. Anche il neo segretario nazionale del Pd Matteo Renzi ha visitato il centro qualche ora fa. Sembra che le cose si stiano muovendo nella giusta direzione e forse manca poco a una “rivoluzione” legale.

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